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Vampiri Gemelli
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Vampiri Gemelli

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Vampiri Gemelli

All'inizio non gli aveva creduto, ma le cose erano cambiate quando, all’età di dieci anni, lo aveva visto combattere contro un vampiro mentre tornavano a casa, dopo la festa di compleanno di Tasuki. Si era divertita così tanto che era rimasta a festeggiare anche dopo che gli altri bambini erano tornati a casa.

Quando erano stati attaccati, le era parso insolito vedere un uomo della sua età muoversi con la stessa grazia letale di un abile guerriero. Ciò che era ancora più strano era che il demone era molto reale. Corse ad aiutare suo nonno e colpì il mostro sulla schiena con il pugno ... era stato allora che aveva visto per la prima volta il potere guizzare fuori da lei. Aveva ancora il dardo etereo in mano mentre il vampiro bruciava.

Una volta terminato il combattimento, Kyoko ricordò di avere chiesto a suo nonno cos’era quel mostro, e perché li aveva attaccati. Nonno Hogo allora le spiegò che, sebbene lui fosse abbastanza forte da combattere i demoni, non aveva il suo stesso potere né la sua capacità di guarire rapidamente da una ferita.

Cercò di farle capire chiaramente che lei possedeva un dono dalla nascita, e che lui era orgoglioso di poterle stare al fianco. Dopodiché le parlò lungamente di come i demoni la stessero cercando da che era nata, e per questa ragione il vampiro li aveva attaccati…per il potere che lei si portava dentro.

Non sapeva ancora esattamente perché e in che modo quelle creature malvagie intendevano usare quel potere, ma erano diventate sempre più bramose, nel coso dei secoli.

Comunque lui era convinto che quel potere le fosse stato donato perché attraesse i demoni e li distruggesse.

Kyoko ricordava bene il senso d disgusto che provò alla spiegazione del nonno; si chiese se ci fosse qualche altra cosa che lui non le aveva detto. Una cosa era certa: da quel momento i rapporti tra lei e suo nonno erano cambiati…e anche con Tasuki, perché c’era anche lui quella sera con lei e il nonno, avendoli seguiti di nascosto. Quel segreto aveva creato tra loro tre un legame indissolubile.

Scosse il ricordo dalla sua mente mentre tornava a concentrarsi sul combattimento. Decise che il Pervertito doveva morire subito, o con un’altra zampata l’avrebbe lasciata completamente nuda.

Abbassò le braccia ... fingendo di provare dolore, in modo che lui tornasse all’attacco. Benché sapesse che la vista del sangue li eccitava sessualmente, si chiese ancora una volta se tutti i vampiri fossero dei pervertiti o solo quelli che incontrava lei. Proprio mentre lui le saltava addosso per finirla, potè scorgere un lampo di sorpresa e di dolore nei suoi occhi, quando lo impalò con un dardo etereo scagliato di nascosto.

Yuuhi la guardava in silenzio, chiedendosi come potesse una femmina umana sopportare tanto dolore e continuare a combattere senza paura. Senza contare che una femmina umana non si sarebbe mai messa a combattere; si sarebbe semplicemente messa a tremare come una foglia e avrebbe ceduto all’assalto dei demoni. Non gli piaceva affatto come si stavano mettendo le cose. Era da poco che aveva creato quei tre vampiri, e ora lei glieli aveva distrutti. Ora aveva tre fratelli in meno.

L'unica parvenza di famiglia che aveva era suo padre ... Tadamichi. Di recente, l'attenzione del maestro si era spostata da lui ... al fratello gemello che era tornato in città.

Volendosi allontanare dal nuovo membro, che amava la confusione della vita notturna nelle grandi città, e per non doversi prima o poi scontrarsi con lui, Yuuhi aveva deciso di allontanarsi dal castello in modo da avere nuove attenzioni da parte di suo padre.

La città era un luogo molto primitivo per imparare i rudimenti della propria specie, mentre in periferia avrebbe potuto mettere in atto attacchi più gustosi e distruttivi. I vampiri che affollavano le città erano ormai degradati, apatici, non erano più i terribili demoni affamati che avrebbero dovuto essere. Si era fatto un bel po’ di discepoli da allora Eppure, stranamente, questi scomparivano senza lasciare traccia.

Yuuhi in un primo momento aveva creduto che i nuovi mezzosangue non avessero resistito alla trasformazione e fossero morti. Ma ora capiva come stavano realmente le cose. Era quella femmina che glieli aveva uccisi uno alla volta! Il bambino demone nascose dentro di sé la stizza che provava, al vedere i suoi nuovi fratelli uccisi davanti ai suoi occhi. Ma oltre alla rabbia un nuovo, strano sentimento cominciava a farsi strada nel suo cuore freddo: la curiosità.

Forse questo avrebbe distolto l'attenzione di Tadamichi dal fratello gemello. Cos’avrebbe detto, suo padre, quando gli avrebbe raccontato che qualcuno stava distruggendo quelli della sua specie?

Kyoko osservò con soddisfazione l'ultimo vampiro bruciare, e si rese conto che in un’oretta i mucchietti di cenere sarebbero spariti senza lasciare traccia. Si strofinò il dorso della mano sulla guancia, che vi lasciò sopra una scia di sangue; poi si voltò a dare un’occhiata a quel raccapricciante demone bambino.

Yuuhi si era immerso nell’oscurità, da dove lei non poteva vederlo. IL suo sesto senso gli diceva che era meglio non avere nulla a che fare con quella ragazza, almeno in quel momento, benché non riuscisse a toglierle gli occhi da dosso: quella strana arma luminosa che le aveva visto in mano lo incuriosiva moltissimo.

Kyoko scrutò nell'oscurità, frugando a fondo per capire dove si fosse nascosto il piccolo demone.

"L'ho spaventato?" si chiese, rifiutandosi di muoversi. Fissò il punto in cui prima si trovava il bambino per un tempo che le parve infinito...o forse era solo il battito accelerato del suo cuore a darle quella sensazione. Infine, chiuse il pugno e fece svanire il dardo spirituale che si era tenuto nel palmo, e scrollò le spalle.

Yuuhi sorrise con malvagità, vedendo Kyoko raccattare i libri da terra e andarsene. Notò che al suo passaggio gli oggetti sembravano cambiare forma o colore…quasi per l’effetto di una strana magia. Lanciò un’occhiata alle cime degli alberi che si protendevano su di lei: svettavano alte e oscure nella notte eppure, quando lei vi passò sotto, per un attimo brillarono di una luce eterea…per poi tornare al loro colore originario quando lei si fu allontanata.

Il suo sguardo maligno la fissò come se fosse un bersaglio. Muovendosi nell'aria immobile, la seguì. Sarebbe stata un magnifico regalo per la sua specie! Un dono…per suo padre. Era forte, combattiva e aveva un incredibile istinto d sopravvivenza…a differenza dei tre idioti che aveva appena fatto fuori. Anche in quel momento stava lasciando dietro di sé una striscia di sangue dalle ferite che aveva sul petto, eppure sembrava non curarsene. Aveva il potere della magia racchiuso dentro di sé e lui desiderava farne parte ... e sperimentare cose diverse da quelle che aveva vissuto, da quando era diventato un vampiro.

*****

Il nonno camminava avanti e indietro davanti alla finestra chiedendosi dove fosse Kyoko. Non era da lei fare così tardi. Si passò la mano tra i capelli bianchi e radi, preoccupato. C’era un patto tra loro, e lei doveva sempre tenerlo informato, quando aveva intenzione di uscire per andare ad ammazzar demoni.

Lo squillo del telefono lo fece saltare, e subito si precipitò a rispondere prima che svegliasse il resto della famiglia.

Tasuki non era riuscito a scrollarsi di dosso la strana sensazione di pericolo da quando aveva lasciato Kyoko da sola nel parcheggio. Aveva guidato per qualche isolato ma poi era tornato indietro per accertarsi che stesse bene, e non l’aveva più trovata. Forse il nonno era venuto a prenderla…ma si ritrovò a colpire con stizza il volante: non ne era affatto convinto. Facendo un’inversione a U tornò indietro, passò davanti alla biblioteca…e poi andò a parcheggiarsi sotto casa di Kyoko, spinto da uno strano impulso.

Più il tempo passava, più si sentiva sui carboni ardenti. Un certo punto non resistette più e fece il suo numero sul cellulare. Sorrise sollevato, quando qualcuno rispose alla chiamata e, pensando che si trattasse di Kyoko, scoppiò in un affannato: “Oh, mio Dio Kyoko, allora stai bene!”

"E tu starai molto male, idiota!” esclamò il nonno, lanciando uno sguardo fuori dalla finestra e scorgendo chiaramente l’auto di Tasuki parcheggiata di sotto - Ma cosa ti prende a telefonare a casa di una signorina a quest’ora della notte? Ma che, ti sei ammattito?”

Tasuki arrossì violentemente e per poco non si fece cadere il cellulare dalle mani. Solo il vecchio era in grado di farlo sentire come un perfetto idiota! Chiuse la chiamata e rimase a guardare disperatamente la finestra accesa della camera da letto di Kyoko. Quella telefonata gli aveva confermato che lei non era in casa, e ormai stava sulle spine!

Tasuki si massaggiò le tempie e sospirò stancamente. Gli aveva mentito ... ma perché? Fissò con rabbia il volante che aveva davanti e vi scagliò su un paio di pugni. Quando avrebbe capito, quella ragazza, che doveva pensare anche alla sua pelle? Perché non aveva chiesto aiuto a lui, se aveva intenzione di ficcarsi nei guai? Beh, forse lui non era perfetto, ma un aiutino sarebbe pur stato in grado di darglielo!

Era ancora concentrato sui suoi pensieri, quando un piccolo rumore davanti alla macchina attirò la sua attenzione. Si guardò intorno, convinto che fosse Kyoko…ma qualcosa lo colpì dietro l’orecchio, così forte da fargli vedere le stelle. Poi la sua testa cadde in avanti, sul volante dell’auto.

Yuuhi allungò la mano attraverso il finestrino aperto per prendere il giovane, ma allontanò di scatto la mano, quando una scintilla di luce ametista s’interpose tra loro. Si guardò con curiosità la mano, che si era leggermente bruciacchiata, e poi tornò a fissare il giovane seduto al posto di guida. Evidentemente, era protetto da qualcosa, e questo lo fece sorridere con malignità.

Un rumore di passi che si avvicinavano lo obbligò a nascondersi nuovamente nell’oscurità. Era lei, lo sentiva! Stava arrivando! Yuuhi l’attese con impazienza.

Nel frattempo il nonno, dopo avere chiuso la telefonata, si era messo a sogghignare. Si chiese divertito quanto ancora quel cretino di Tasuki avrebbe resistito al fascino di Kyoko senza attentare alla sua verginità. Aveva letto negli antichi rotoli che finché la sacerdotessa fosse stata vergine, sarebbe stata un bersaglio ancora più prelibato per i demoni. Ma finora aveva taciuto alla nipote che sarebbe stata meno a rischio se avesse fatto sesso. Voleva solo che Tasuki si sbrigasse e raggiungesse almeno…la pubertà mentale!

Notando dei movimenti provenire dall’auto del ragazzo aguzzò lo sguardo su di lui…chiedendosi se prima o poi Tasuki avrebbe fatto vedere le palle e fosse uscito per affrontarlo. C'era un’ombra, là fuori, dal lato del conducente…ma era troppo piccola per essere Tasuki….ed era senza dubbio molto più veloce. Poi notò un’altra ombra venire dall’angolo in fondo alla strada.

Aggrottò la fronte, quando riconobbe Kyoko, tutta ferita e coi vestiti strappati. Ma che cavolo le era successo? Poi un’altra ombra, molto più piccola, apparve alle spalle della ragazza e il vecchio aguzzò la vista per capire di cosa si trattasse.

Quando Kyoko passò sotto le luci di casa alzò lo sguardo e fece un cenno di saluto a suo nonno, ma lui non ripose. Lo vide invece fissare qualcosa alle sue spalle e si girò di scatto, ma non vide nulla.

"Beh ... è solo arrabbiato." pensò. Poi il respiro le si mozzò in gola, quando vide il demone bambino a pochi metri da lei che, nascosto nell’ombra, la stava fissando in modo inquietante. Era immobile come una statua. L’unica cosa di lui che si muoveva erano i suoi capelli argentei scossi della brezza notturna. Strinse i denti con rabbia: diavolo, come aveva potuto non accorgersi della sua presenza?

Yuuhi fiutò l'odore della sua paura, e si stupì quando ben presto questa fu sostituita da una grande rabbia. Alzò lo sguardo sul vecchio che li stava fissando dalla finestra in alto, e si chiese se lui era il protettore della ragazza o qualcosa del genere. Lasciò che la sua mente vagasse per la casa e individuò altre due forze vitali ... una era un bambino. Riportando lo sguardo sulla ragazza, Yuuhi si chiese se il maschietto fosse suo fratello. Lei gli aveva ucciso i suoi fratelli…era quindi giusto che lui gli prendesse il suo.

"Non pensarci nemmeno!" ringhiò Kyoko, notando l’interesse del demone per la casa. Strinse gli occhi con ferocia e materializzò nel palmo della mano un dardo etereo.

Quella luce malvagia che le era apparsa in mano scatenò in Yuuhi qualcosa che non provava più da almeno cinquecento anni, e che credeva di avere ormai seppellito nella sua coscienza: il terrore! I suoi occhi color ebano si fissarono in quelli di Kyoko. Capì che se solo avesse provato a mettere le grinfie su di lei o sul suo fratellino…sarebbe morto quella notte stessa!

Kyoko si sentiva affogare dalla rabbia, comprendendo che si era portata quel piccole demone direttamente a casa! Aveva messo la sua famiglia in pericolo, cosa che aveva sempre cercato di evitare. Quel piccolo demone era davvero inquietante, mentre se ne stava lì, silenzioso e immobile a guardarla. Poteva avere la stessa età del suo fratellino, Tama…almeno in apparenza, perché sapeva che doveva essere molto vecchio…forse il più vecchio che avesse mai avuto la sfortuna di incontrare.

"Gli dirò che ti ho trovato.” sussurrò la voce priva di emozioni del bambino, come se avessero appena concluso una lunga e pacifica conversazione.

Sentendo il portone d’ingresso aprirsi, Kyoko si voltò e gridò: “Nonno, vattene!”

Sollevò la sua arma e si voltò di nuovo verso il demone bambino per scagliargliela addosso, ma lanciò un urlo di sorpresa quando si accorse che il demone non c’era più. Non sapeva cosa le faceva più paura: vederselo davanti…o sapere che era scomparso..

Chiudendo gli occhi, Kyoko lancio la sua aura a scandagliare le ombre, per capire dove si fosse nascosto il demone. Non trovò nulla e ritornò in sé pallida e tremante…con la pessima sensazione che in un istante tutta la sua vita fosse cambiata. Orami aveva messo la sua famiglia in pericolo. Sentì una mano sfiorarle la spalla…e si gettò piangente tra le braccia del nonno. "Mi dispiace ... mi dispiace tanto! - farfugliò tra i singhiozzi - Ormai lui sa dove abito ...scatenerà i demoni su questa casa!”

Il nonno l’abbracciò stretta, sapendo che aveva perfettamente ragione. Sentì il cuore farsi pesante, al pensiero che avrebbe dovuto trasferire tutti urgentemente nel Santuario, dove sarebbero stati al sicuro perché l terreno su cui si ergeva era sacro. Era un piano già programmato, nel caso i demoni si fossero scatenati, ma considerò con tristezza che Kyoko non sarebbe potuta andare con loro. Ormai aveva perduto la sua cara nipote..

La tenne stretta ancora un po’, prima di farle la fatidica domanda. "Li porto al Santuario, Kyoko, ma tu cosa farai?"

"Dimmi addio." singhiozzò Kyoko, e poi ricacciò indietro le lacrime. Si lasciò andare ad una muta disperazione, mentre il nonno la riconduceva per l’ultima volta a casa. Si sarebbe fatta una breve dormita; aveva tante cose da sbrigare, prima dell’alba.

Il nonno la guardò entrare in casa e poi, con un sospiro, si diresse verso l’auto di Tasuki, per assicurarsi che lui stesse bene.

Vedendo che il ragazzo innamorato era privo di sensi, borbottò: "Sei sempre stato un impiastro!” Aprì la portiera e spinse il ragazzo sul sedile del passeggero, e quasi ghignò quando Tasuki andò a sbattere con la testa contro il finestrino.

"Alla fine, dovrò riportarti io, a casa! - mormorò il nonno - E prima che Kyoko scopra che ti sei fatto mettere fuori combattimento." Questa volta il vecchio sorrise. "Non possiamo far sapere a Kyoko che ti hanno fatto la bua, o lei non ti chiamerà più, quando avrà bisogno del tuo aiuto!”

Mise in moto l’auto e si diresse di corsa verso casa di Tasuki, per tornare presto e potersi occupare della nipote.

*****

La mattina dopo, Tasuki si svegliò di soprassalto, oppresso da un terribile incubo che non voleva nemmeno ricordare. C’era qualcosa di malefico nell’aria, lo sentiva! Afferrò il telefono e compose rapidamente il numero di Kyko, fremendo fino a quando non sentì il nonno dall’altro capo della linea.

Fece un smorfia di stizza, ma si fece forza e disse, con voce da pazzo: “Ho bisogno di parlare con Kyoko.” Strinse convulsamente la presa sulla cornetta. Non ricordava nulla della notte scorsa. Chi cavolo lo aveva riportato a casa?

Anche il nonno strinse forte la cornetta, ma per l’ansia. Vide il taxi che aveva chiamato fermarsi proprio sotto casa. Aveva promesso a Kyoko di non dire nulla a Tasuki e di non rivelargli dove stesse portando la sua famiglia. Era l’unico modo per proteggerli tutti. Sospirò: era una vera disgrazia, quello che stava accadendo.

La sua voce risuonò più vecchia e stanca del solito. “Mi dispiace Tasuki. Kyoko non vive più qui e non sono autorizzato a dirti dove si è trasferita." Eh si, era una vera disgrazia!

Tasuki rimase senza fiato quando il nonno chiuse la conversazione. Sentiva il cuore battergli violentemente nelle orecchie. Una volta il vecchio gli aveva detto che, se fosse successo qualcosa di grave coi demoni, Kyoko doveva scomparire. “Noooo!” urlò, mentre gli occhi gli si coloravano di ametista. Lanciò il telefono per terra.

"DANNAZIONE!” continuò a ripetere, coprendosi gli occhi con le mani e cadendo affranto sui suoi cuscini di seta, mentre il cuore gli si spezzava nel petto.

Dopo qualche minuto cominciò a calmarsi e gli occhi gli tornarono del colore normale. Decise che avrebbe aspettato il momento giusto per intervenire. Il vecchio non gli aveva voluto dire dov’era andata Kyoko…ma lui pensava di sapere dove si era andata a nascondere...

Senza che lui se ne accorgesse, il bastone che teneva chiuso a chiave nell’armadietto cominciò a brillare di una luce minacciosa.

*****

Kyoko stava per aprire la portiera del taxi ma si fermò, quando sentì il fratellino precipitarsi in cortile per andare ad abbracciarla. Lo afferrò al volo quando lui le si buttò addosso…facendola quasi cadere a terra..

"Non voglio che te ne vai!" piagnucolò il bambino, tenendosi stretto alla sua camicetta.

Kyoko sorrise ... sapendo che stava facendo la cosa giusta. Era per amor suo che aveva deciso di partire subito, anche se era ancora ferita. “Ti prometto che tornerò presto e, quando la scuola sarà finita, potrai venire in città a trovarmi. Passeremo così tanto tempo insieme che sarà come se non ci fossimo mai lasciati!” Alzò lo sguardo per incontrare lo sguardo triste di sua madre.

La donna allontanò Tama da Kyoko e le sorrise con dolcezza. “Terremo la tua stanza sempre pronta per quando tornerai, non è vero Tama?" Il bambino annuì e la mamma gli asciugò il nasino, poi guardò di nuovo Kyoko. "Vedrai, andrà tutto bene."

Lanciando un ultimo sguardo alla sua casa, Kyoko vide il nonno che la salutava dalla finestra. Gli fece un cenno di saluto con la mano e un sorriso così tirato che la mandibola le fece male per un bel pezzo, poi salì in macchina. Avrebbe fatto fuori uno per uno quei dannati demoni che la costringevano ad abbandonare la famiglia e la sua amata casetta!

"Mi porti in città, per favore.” disse infine al tassista. E se ne andò senza voltarsi indietro.

*****

Nel cuore della città, Hyakuhei giaceva in uno stato di semi-incoscienza, quando sentì la voce di suo fratello gemello chiamarlo. Era inutile aprire gli occhi, perché tanto lui non era lì in carne e ossa, ma nella sua mente. Così si limitò a fare un respiro profondo e ad ascoltare la voce che veniva dal mondo delle ombre.

"Allora, mio fratello minore si rifiuta ancora di unirsi a me?" lo sentì dire, con un misto di desiderio e rabbia.

Hyakuhei aprì gli occhi e si passò una mano tra i lunghi capelli color ebano. Rispondendo nella mente, disse: “Fratello minore? Siamo gemelli Tadamichi, e tu non sei migliore di me "

La voce di Tadamichi si fece dura: "I gemelli sono individui uguali ... ma siamo uguali io e te? Inoltre, io sono il primo nato ... quindi tu sei il fratello minore.”

Hyakuhei si alzò a sedere sul letto, e le lenzuola di seta gli scivolarono giù, lasciandolo mezzo nudo. Era tipico di Tadamichi stravolgere le cose a suo favore. “No, infatti. Non ci somigliamo per niente. Allora, vuoi dirmi cosa vuoi?” Sussultò, e poi alzò gli occhi al cielo quando la lampada sul suo comodino andò in frantumi. Avrebbe dovuto imparare a tenere sotto controllo la sua rabbia, altrimenti ben presto sarebbe rimasto senza mobilio! Ma quella era la sua punizione per avere perso la pazienza con suo fratello gemello, tanto tempo prima…e purtroppo nel modo peggiore.

"Comunque, non ti odio." ringhiò Hyakuhei, come se cercasse di scusarsi.

"Che magnanimità da parte tua!" La voce di Tadamichi assunse un suono malinconico come se in fondo non credesse alle sue parole. “L'ultima volta che ci siamo reincarnati... ci siamo uccisi a vicenda. Che abominio, tra immortali!... Non credi? " Fece una breve paura, poi riprese. “Non appena terminato l'esilio, come si addice a un fratello amorevole ... ho aspettato il tuo ritorno."

"Siamo destinati a rimanere soli, lo sai.” lo interruppe Hyakuhei, mentendo spudoratamente. Non era affatto rimasto solo…e suo fratello Tadamichi lo sapeva bene.

Sentì la risata silenziosa di suo fratello. Si chiese se non fosse stato un errore pensare di poter tornare indietro e affrontare la famiglia malvagia che suo fratello aveva creato in sua assenza. L'unico cosa che li univa era che a nessuno dei due piaceva stare solo...anche se avevano modi molto diversi per farsi degli amici.

"Sapevo che saresti tornato ... qui dove la notte non è mai buia ... qui dove non sarai mai solo, tra così tanti umani e i bambini che ho creato per noi." La voce di Tadamichi traboccava di desiderio.

Hyakuhei entrò in bagno, aprì l’acqua della doccia e poi si voltò di scatto verso lo specchio. Non vi vide riflesso nessun altro a parte lui, quindi continuò a ricordare il volto di Tadamichi, così come lo aveva visto l’ultima volta. "Non voglio avere niente a che fare con gli abomini che hai generato." Si mise sotto l’acqua, interrompendo così il contatto mentale con suo fratello.

No ... non era tornato in quella dimensione solo per mischiarsi alla famiglia corrotta che suo fratello si era creato. Tadamichi era il demone più malefico che avesse mai incontrato, e i suoi figli…una massa di carne malvagia e inquietante. Una folla di demoni bambini che giocavano a crearsi a loro volta dei fratelli umani, invadendo sempre più il mondo come la peste nera.

Appoggiò le mani sulle pareti di ceramica della doccia ... lasciando che l'acqua calda gli scaldasse la pelle gelata. Ma che importava? L'ultima volta che aveva cercato di impedire a suo fratello di infestare il mondo di quei vampiri di bassa lega, avevano finito per uccidersi a vicenda…e ci erano voluti secoli perché entrambi trovassero la forza per risorgere.

La loro punizione per quel crimine era stato l'esilio dal mondo degli umani e la lontananza tra loro due. Ora erano entrambi Ombre che strisciavano tra una dimensione e l’altra ... lasciando dietro di sé solo pianto e disperazione. L’esilio era finito da più di un secolo…ma lui aveva preferito rimanere lontano da suo fratello. Tuttavia, anche dal regno delle ombre aveva sentito il richiamo imperioso di quella città, e alla fine non era riuscito più a resistere.

Suo fratello aveva ragione su una cosa ... era stanco di stare da solo. Ma ora che era a casa, poteva sentire il fetore degli abomini di Tadamichi affliggere il regno degli umani. L’aveva riempito non solo di vampiri come loro, ma anche di mezzosangue che non avevano fatto altro che seminare ludibrio e costernazione.

Dopo che era risorto, Tadamichi aveva preferito dimorare in ciò che una volta erano sontuose catacombe medievali, da cui riemergeva di tanto in tanto, e solo per fare altre vittime da portare sotto terra con sé.

Hyakuhei fissò lo sguardo sul soffione della doccia ... cercando di controllare la sua rabbia, e capì di non esserciriuscito quando vide lo specchio del bagno creparsi.

Tadamichi lo aveva accusato di nascondersi al mondo, ma non era vero.

“È Tadamichi che si nasconde. - pensò cupamente - Non riesce a guardare la distruzione che semina attorno. Grazie a lui, le notti non sono più buie e silenziose, ma piene delle grida delle sue vittime.”

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