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Purificazione Della Memoria. Giovanni Paolo II E La Guarigione Intergenerazionale
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Purificazione Della Memoria. Giovanni Paolo II E La Guarigione Intergenerazionale

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Vorrei sottolineare, però, che non si tratta di trasmettere il peccato da una persona all’altra attraverso le generazioni, perché i peccati non camminano. Non esiste, anche, come sottolinea il Documento dell’Episcopato, la "reincarnazione del peccato" , che sono completamente d'accordo. Secondo me, tuttavia, esiste la genetica del peccato, la storia del male, memoria del peccato o eredità del passato.

Il potere di influenza del "codice genetico del peccato" dei nostri antenati è strettamente legato con il tipo, l'intensità e la grandezza del male commesso. Furto e occultismo avranno un impatto diverso. Altro impatto avrà tradimento e aborto. Altro peccato di gola e omicidio. Una cosa molto importante nell’influenza delle conseguenze dei peccati intergenerazionali nelle generazioni è presenza e l’azione del spirito maligno. Sappiamo che ogni peccato mortale, e specialmente proseguire in esso, può essere la causa della possessione diabolica, prima di tutto questo riguarda il primo comandamento: le pratiche occultistiche, satanismo, magie, astrologia.

Il diavolo non muore con la morte dell’uomo. L’uomo posseduto possiamo paragonare all’uomo malato spiritualmente. Purtroppo questa malattia può essere anche pericolosa all’ambiente famigliare e delle persone d’intorno, ciò significa, che in qualche maniera influenza ad esso. Attenzione! Non in modo che il peccato si trasmette dall’uno all’altro, perché il peccato è là dove è la libera decisione dell’uomo. Proviamo immaginare che viviamo con una persona malata di tubercolosi, che è contagiosa. Non significa questo che avremmo questa malattia anche noi, ma siamo al rischio e probabilità di ammalarsi è alta. I germi di questa malattia sono nell'aria, li stiamo respirando. In questo momento vorrei citare una parte dell’articolo di p. prof. Aleksander Posacki SJ

in Fronda: “Nel frattempo, P. Posacki spiega che, sono sostenitore della preghiera per la guarigione intergenerazionale, essa, però, deve essere fatta con grande cautela e in certe condizioni teologiche (...) Questa è ancora un'area vergine e quindi conoscerla richiede molta cautela, ma non può essere messa a tacere, ignorata o nemmeno perseguitata. Si tratta quindi di guardare a questo problema alla luce dell'insegnamento della Chiesa della responsabilità individuale e la punizione di ciascuno di noi per i propri peccati, e non per i peccati dei nostri antenati. L'autore dell'Introduzione presenta i meccanismi e il trasferimento degli effetti (e non come punizione per questi peccati) dei peccati ripetuti dalle generazioni successive. Così, i "peccati generazionali"sono quelli che vengono replicati nelle generazioni future e che sono causati dall'esempio sbagliato dato dai nonni e dai genitori ai loro figli e nipoti. Così i figli, i nipoti, con l'esempio sbagliato, commettono gli stessi peccati dei nonni o dei genitori. Penso, ad esempio, a tutte le patologie (alcolismo, tossicodipendenza, dissolutezza - sessoholism, divorzio e altre) e a quelle nate dal contatto diretto o indiretto con le forze diaboliche. Perciò, p. Posacki include il "carico occulto"nella categoria degli effetti dei peccati generazionali. In questo contesto - scrive P. Posacki - si dovrebbe evitare sia l'ideologia del criptofatalismo

, che assolve pericolosamente la coscienza e la responsabilità umana verso Dio e verso gli uomini, sia la minimizzazione dell'influenza dei peccati generazionali o familiari, soprattutto se si tratta di peccati commessi in materia di occultismo o satanismo, dove vediamo l'influenza diretta o indiretta di Satana”

. Padre. prof. Aleksander Posacki chiarisce il problema e risponde alla domanda: è possibile che un bambino piccolo possa essere contaminato occultamente, diventare un medium? “La pratica della Chiesa dimostra che anche i trattamenti occulti eseguiti sul bambino inconscio causano (...) contro-iniziazione con tutte le sue pericolose conseguenze. Va ricordato che, proprio come i genitori portano al sacramento del Battesimo bambino completamente inconsapevole e nel nome di questo bambino professano la fede e diventano i trasmettitori di questa fede, allo stesso modo, così come, su una base completamente diversa, possono trasmettere a lui o alle sue altre "abilità"(ad esempio, medianismo), che hanno acquisito generazioni passate, tra gli altri menzionato il peso occultistico, che nella vita futura di questo bambino può causare difficoltà nella fede cristiana e nella sua pratica, che come p. Posacki scrive - è vero che non impedisce lo sviluppo della fede e dell'amore, ma questo sta accadendo tra vari ostacoli e spesso esperienze misteriose, che dà una straziante testimonianza di RoseMary



.

Questo che dice p. Posacki conferma il Vangelo di san Marco nella scena “dell’epilettico indemoniato”: “[14] E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro. [15] Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. [16] Ed egli li interrogò: Di che cosa discutete con loro? [17] Gli rispose uno della folla: "Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. [18] Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti". [19] Egli allora in risposta, disse loro: "O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me". [20] E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. [21] Gesù interrogò il padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli rispose: Dall'infanzia; [22] anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci". [23] Gesù gli disse: "Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede". [24] Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: "Credo, aiutami nella mia incredulità". [25] Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: "Spirito muto e sordo, io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più". [26] E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: "È morto". [27] Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi. [28] Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: "Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?". [29] Ed egli disse loro: "Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera” (Mc 9,14-29). Nel v.21: “ Gesù interrogò il padre: "Da quanto tempo gli accade questo?". Ed egli rispose: "Dall'infanzia”, e in esso ci interessa specialmente la risposta del padre: “ Dall'infanzia”, che ci suggerisce, che non possiamo conoscere la causa della possessione del bambino. Però, v. 21 in modo automatico ci pone la domanda:come possibile, che un bambino piccolo e innocente è rimasto indemoniato? Sicuramente non era la sua colpa, perché era troppo piccolo di decidere per fare qualcosa di male. Per forza dobbiamo escludere la colpa del bambino. Questo ci pone un altra domanda: di chi, allora, era la colpa? Purtroppo non possiamo rispondere a questa domanda per un motivo molto semplice: nel Vangelo non troviamo la risposta. In questa situazione possiamo immaginare: è possibile che era la causa del peccato intergenerazionale? Non possiamo ne confermare ne negare. La soluzione è aperta. Sappiamo, però, una cosa molto importante, conosciamo il nome dello spirito impuro: “Spirito muto e sordo” , che nel linguaggio biblico significa non lodare e non ascoltare il Signore. Possiamo un po’ fantasticare. Perché non potevano essere i suoi genitori o gli antenati essere causa dello suo spiacevole stato? Non possiamo escludere questa ipotesi.

Che cos’è la Tradizione?

Nel documento dell’Episcopato Polacco è scritto: “La "reincarnazione del peccato"o il "passaggio"del peccato alle generazioni successive, che è sostenuto dai seguaci della "guarigione intergenerazionale", non è giustificato né nelle Scritture né nella Tradizione e nell'insegnamento della Chiesa. Tali idee ingiustificate sono molto pericolose per la vita spirituale dei fedeli e la dottrina della Chiesa stessa. La loro propagazione porta a una sorta di "calmare"o "reprimere"le coscienze spostando la responsabilità per i propri errori, i propri peccati e il male commessi alle generazioni precedenti. Questo libera il credente dall'atteggiamento di vigilanza, che diventa la fonte dei suoi ulteriori peccati” .

Certamente, sono 100% d’accordo con loro, che i peccati degli antenati non si trasmettono dalla generazione alla generazione come un'ape da un fiore all’altro fiore che li impollina. Pensare così sarebbe ridicolo. Sono d’accordo anche, che non esiste “reincarnazione del peccato”. Sono rimasto un po’ sorpreso della dichiarazione dell’Episcopato, che concetto di "reincarnazione del peccato" è usato nell'ambiente cattolico dai sostenitori della preghiera per la guarigione dalle conseguenze dei peccati intergenerazionali. Ho servito di questa preghiera per tanti anni e sinceramente dicendo non lo sentito mai. Per la prima volta l’ho letto nella Delibera della Conferenza Episcopale Polacca.

Così, per curiosità ho fatto la ricerca di questo termine in internet ed essa ha confermato questo che ho detto prima, non l’ho trovato, soltanto nel documento dell’Episcopato Polacco. Da dove l'Episcopato ha preso questo termine? Perché lo usa legandolo con i gruppi cattolici dei sostenitori della preghiera per la guarigione intergenerazionale? Secondo me, da parte dell’Episcopato, questo è una accusa ingiustificata e non confermata. Non voglio dire, che i vescovi in questo modo vogliono discreditare i sostenitori della preghiera della guarigione intergenerazionale, ma purtroppo sembra così. Un colpo basso?

Adesso vorrei fermarmi un po’ per capire che cos’è la Tradizione: Il termine Tradizione (dal latino traditiònem deriv. da tràdere = consegnare, trasmettere) può assumere diverse accezioni, fortemente interrelate:

come sinonimo di consuetudine (spesso è utilizzata in tale senso la definizione "tradizioni popolari"o "folklore"), intendendo la trasmissione nel tempo, all'interno di un gruppo umano, della memoria di eventi sociali o storici, delle usanze, delle ritualità, della mitologia, delle credenze religiose, dei costumi, delle superstizioni e leggende; in particolare è detta Tradizione orale la trasmissione non mediata dalla scrittura,

come corpus più o meno coerente di credenze e pratiche condivise da un gruppo di persone all'interno di un campo di attività umano, come può essere ad esempio una Tradizione religiosa o una Tradizione scientifica,

in ambito filosofico (con la iniziale maiuscola: Tradizione), come concetto metastorico e dinamico, indicante una forza ordinatrice in funzione di principi trascendenti, la quale agisce lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi e ordinamenti che possono anche presentare una notevole diversità [36] .

Secondo la Chiesa Cattolica la Tradizione si può distinguere in divina, apostolica oppure in ecclesiastica in base alla sua origine

:

Divina è iniziata da Dio o da Cristo.

Apostolica se "proviene dagli apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo", ed è pertanto eterna e non mutabile.

Ecclesiastica se c'è una trasmissione attraverso la Chiesa, ovvero passa per san Pietro e i suoi successori, perciò in materia di "ordini teologici, disciplinari, liturgici o devozionali sono nate nel corso del tempo nelle Chiese locali", pertanto è mutabile e "queste «tradizioni» possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa".

La Tradizione apostolica è custodita e trasmessa dalla Chiesa, regolata per la prima volta dal Decreto tridentino del 1548 e dalla Professio fidei tridentina emanta nel 1564 da papa Pio IV, e solo in seguito dalla Dei Verbum del 1965 [38] .

Dobbiamo sapere che è impossibile parlare della Tradizione Eclesiastica senza fare riferimento alla Bibbia. La Sacra Scrittura e Tradizione non sono due entità tra loro separate, ma il rapporto tra di loro è determinato in funzione della unità originaria, della reciproca dipendenza e della loro differenza. Scrittura e Tradizione hanno la stessa origine e tutte le due testimoniano la rivelazione di Dio, e proprio lui è l’autore di ciò che esse comunicano. Dio è il garante della rivelazione che ci giunge attraverso Scrittura e Tradizione. Infatti la Sacra Scrittura e la Tradizione provengono dalla stessa divina sorgente, ciò significa che in un certo modo sono una cosa sola. Questa medesima origine costituisce l’unità originaria di Scrittura e Tradizione. Da questa deriva l’unità di servizio, poiché esse tendono allo stesso fine, cioè comunicare la rivelazione di Dio. La Chiesa per rimanere se stessa non può fare a meno di richiamarsi continuamente alla Scrittura e alla Tradizione.

Tra Scrittura e Tradizione c’è anche una unità di contenuto, in quanto discendono da una stessa e unica fonte, il Vangelo di Cristo: la Scrittura va letta alla luce della Tradizione e la Tradizione va intesa come luogo di interpretazione della Scrittura

.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “La Tradizione di cui qui parliamo è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente. Vanno distinte da questa le “tradizioni” teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste “tradizioni” possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa”

.

La Costituzione Dei Verbum così spiega che cos’è la Tradizione: “7. Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta intera la Rivelazione di Dio altissimo, ordinò agli apostoli che il Vangelo, prima promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato di persona venisse da loro predicato a tutti come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale

, comunicando così ad essi i doni divini. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca del Cristo vivendo con lui e guardandolo agire, sia ciò che avevano imparato dai suggerimenti dello spirito Santo, quanto da quegli apostoli e da uomini a loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero per scritto il messaggio della salvezza

.

Gli apostoli poi, affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i vescovi, ad essi « affidando il loro proprio posto di maestri »

. Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell'uno e dell'altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com'egli è (cfr. 1 Gv 3,2).

8. Pertanto la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva esser conservata con una successione ininterrotta fino alla fine dei tempi. Gli apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto, ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che per iscritto (cfr. 2 Ts 2,15), e di combattere per quella fede che era stata ad essi trasmessa una volta per sempre

. Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all'incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede.

Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo

: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.

Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega. È questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l'intero canone dei libri sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col 3,16).

Relazioni tra la Scrittura e la Tradizione

9. La sacra Tradizione dunque e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra Scrittura è parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la parola di Dio - affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli - ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza

. Relazioni della Tradizione e della Scrittura con tutta la chiesa e con il magistero

10. La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell'adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito

.

L'ufficio poi d'interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa

, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa

, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio.

È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.

La Tradizione della Chiesa, come dice il nome, è legata strettamente con esistenza della Chiesa, finché esiste la Chiesa si rea anche la Tradizione. Come la Tradizione Apostolica si è finita con la morte dell’ultimo apostolo, anche la Tradizione della Chiesa si finisce con la fine della Chiesa. Come curriculum della vita di ogni uomo si aggiorna durante la sua vita”

.

Secondo Bouyer: “ la Tradizione in senso cattolico non è qualcosa del passato, fissata una volta per tutte in una forma scritta dettagliata, non modificabile o progressiva. Inoltre non è qualcosa di variabile, che può essere modellato a volontà dai singoli o dalle autorità ecclesiastiche. È una specie di modello vivente, un modello dato una volta per sempre da Cristo e dai suoi apostoli. Questo modello deve essere vissuto sia dal clero che dai laici in modo attivo. Non è solo che i laici debbano accettare passivamente la regola dei vescovi. Per mostrare il modo corretto di vivere una Tradizione in tutta la Chiesa, L. Bouyer ha citato la distinzione di Bl. Cardinale J. H. Newman. Il teologo inglese ha visto due elementi della Tradizione: la Tradizione episcopale che ha esercitato il cosiddetto lo straordinario Magistero della Chiesa, come tale, è autorevole nel modo giusto ed esatto, e la Tradizione profetica. Non possono essere separati o addirittura più contrastati. La Tradizione profetica appartiene a tutto il corpo della Chiesa, non solo passivamente ma attivamente, ma sempre in unione con coloro che sono alla loro testa”

.

Vediamo, che la Tradizione della Chiesa non è qualcosa di statico, ma dinamico, vivo, sorvegliata dal Magistero della Chiesa che si sviluppa secondo l’insegnamento delle Sacre Scritture. Nello sviluppo della Tradizione partecipa tutto il popolo di Dio, cioè i vescovi e i laici.

Sappiamo che la Tradizione Apostolica si è finita con la morte dell’ultimo degli Apostoli – san Giovanni Apostolo e Evangelista nel 104 d.C. In modo analogico possiamo dire, che finché esiste la Chiesa, la sua Tradizione e nel continuo sviluppo - rivelazione. La Tradizione della Chiesa si finirà quando essa smette di esistere. Durante lo sviluppo della Tradizione possiamo scoprire le cose che ci sorprendono. Questo può riguardare anche il problema della preghiera della guarigione intergenerazionale. Può essere che siamo i testimoni dello sviluppo di qualcosa di nuovo nella Tradizione della Chiesa, che fino ad adesso ancora non è stato scoperto. Questo è possibile o no? Se qualcuno dicesse che è impossibile, limiterebbe l’azione della grazia di Dio nella storia.

Sono d’accordo che il peccato del bisnonno è il suo peccato personale come i peccati commessi da noi sono nostri. Ognuno di noi è responsabile dalle proprie azioni. Tale ragionamento è giusto. Però, anche è vero, che noi purtroppo non conosciamo tutta la realtà del peccato del passato, che cosa l’ha suscitato. Non conosciamo tutte le sue conseguenze. Non conosciamo tutta la sua realtà. Non conosciamo tutte le sue circostanze materiali e spirituali. Non conosciamo tutte le sue sfumature che l'hanno accompagnato. Siamo sicuri che i peccati degli nostri antenati non hanno trasmesso qualcosa alle nostre generazioni? La risposta onesta è, che non conosciamo.

Vorrei porre la domanda a Stanisław Gądecki, Arcivescovo Metropolita di Poznan, Presidente KEP e Artur G. Mizinski, Segretario generale KEP, che hanno firmato la Delibera di proibire la celebrazione della Santa Messa e tutte le funzioni di preghiera per la guarigione dei peccati intergenerazionali o la guarigione intergenerazionale; siete sicuri al cento per cento che il nostro peccato non è stato in alcun modo influenzato dal peccato del nostro nonno o bisnonno? La teologia morale ci insegna, che con i dubbi non si dovrebbe prendere nessuna decisione.

Capisco, che durante la preghiera della guarigione intergenerazionale potevano essere gli abusi da qualcuno che le praticava e sono sicuro che erano, ma ciò ancora non significa che l'idea di questa preghiera non sia vera. Penso che nella formulazione di questo documento si è nascosto un errore logico ed è stato usato il quantificatore sbagliato:

A abusato e B abusato,

risultato:

A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z abusano.

Siete d'accordo con questo approccio? Sicuramente no. È come se avessi detto:

il vescovi A e B non vivono secondo il Vangelo,

risultato:

tutti i vescovi non vivono secondo il Vangelo,

oppure che la Chiesa non è di Dio!

Secondo voi, approccio così sarebbe giusto? No! La giusta reazione dell’Episcopato Polacco sarebbe indignazione. Sono d’accordo pienamente. Anche tanti sostenitori di questa preghiera possono sentirsi indignati.

Non voglio entrare in polemica con l’Episcopato, ma dove nella Bibbia si parla dell’indulgenza? Penso che nella Sacra Scrittura troviamo più testi che parlano dell’influenza del peccato intergenerazionale che dell’indulgenza.

A proposito dell’indulgenza, proprio nella Costituzione Apostolica di Paolo VI che parla di essa, il papa esprime un pensiero molto interessante : “Regna tra gli uomini, per arcano e benigno mistero della divina volontà, una solidarietà soprannaturale, per cui il peccato di uno nuoce anche agli altri, così come la santità di uno apporta beneficio agli altri. In tal modo i fedeli si prestano vicendevolmente l’aiuto per conseguire il loro fine soprannaturale. Una testimonianza di questa solidarietà si manifesta nello stesso Adamo, il peccato del quale passa per "propagazione"in tutti gli uomini. Ma Cristo stesso nella cui comunione Dio ci ha chiamato, è maggiore e più perfetto principio, fondamento ed esemplare di questa soprannaturale solidarietà”

.

Interessante, che papa nella costituzione parla di una solidarietà soprannaturale tra gli uomini , la quale riguarda anche il peccato o delle conseguenze di esso. Dal contesto della costituzione possiamo capire, che questi legami si riferiscono ai vivi e ai morti. Il papa non dice, che questi legami toccano prima, seconda o terza generazione. Parla soltanto “ Regna tra gli uomini, per arcano e benigno mistero della divina volontà, una solidarietà soprannaturale, per cui il peccato di uno nuoce anche agli altri, così come la santità di uno apporta beneficio agli altri”.

Penso, che nessuno di noi ha dubbi, che la santità dei santi influenza le generazioni future e suscita nei cuori il desiderio di seguire Gesù, proprio sulla strada e in modo del santo. Un perfetto esempio sono gli Ordini religiosi che per la grazia dell’esempio di un santo possono vivere nella storia per lunghi secoli attirando le persone che continuano il carisma del fondatore (benedettini, francescani, domenicani). In modo analogico questo riguarda anche il peccato.

La domanda sorge spontanea: le parole del Papa non possono riferirsi a una migliore comprensione della preghiera della guarigione dagli effetti dei peccati intergenerazionali?

Sacra Scrittura sulle conseguenze del peccato intergenerazionale

Inizierò citando il testo del documento dell'episcopato: “I sostenitori del concetto di "peccato generazionale"si riferiscono alle Sacre Scritture che giustificando, che già nell'Antico Testamento si parla di questo tipo di reato. Essi indicano nei frammenti delle Scritture che, secondo loro, parlano direttamente della punizione per i peccati dei loro antenati: "Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano"(Es 20,5); "il Signore… conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione"(Es 34,4); "Il Signore è lento all'ira e grande in bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione"(Nu 14,18); "Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano"(De 5,9).

Tuttavia, nella Bibbia, a volte anche negli stessi libri, troviamo altre dichiarazioni degli autori ispirati che contraddicono tesi sulla responsabilità generazionale per il peccato. Nel libro del profeta Geremia leggiamo: "In quei giorni non si dirà più: I padri hanno mangiato uva acerbe i denti dei figli si sono allegati! Ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; a ogni persona che mangi l'uva acerba si allegheranno i denti"(Ger 31,29-30). II profeta Ezechiele parla della responsabilità individuale del peccato: “dice il Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele [I padri han mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati?]. Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà […] Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l'iniquità del padre, né il padre l'iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità” (Ez 18,3-4.20). Lo stesso principio di responsabilità individuale risuona anche nel libro del Deuteronomio: “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato” (De 24,16)” . Sembra che la Bibbia si contraddice. Prima conferma e dopo si auto nega. In questa situazione chi ha detto che la decisione dell’Episcopato è giusta?

50% pro e 50% contro!

Chi ha la ragione? L’Episcopato o sostenitori della preghiera della guarigione intergenerazionale? Probabilità è uguale: 50%.

Nel documento dell’Episcopato leggiamo: “A volte questi testi sono manipolati per confermare la tesi del peccato generazionale o della necessità di una guarigione intergenerazionale” . Ricordiamoci il risultato: 50% pro e 50% contro! In questa situazione potrebbe rivelarsi che l'episcopato manipola i testi delle Sacre Scritture. Questo è probabile o no? Forse è solo una svista da parte sua che deve essere corretta? Oppure siamo convinti in anticipo che l'Episcopato è infallibile? L'Episcopato potrebbe sbagliare o questo è impossibile? La risposta sotto ci dà il documento stesso: “Tuttavia, nell'interpretazione dei testi indicati in precedenza, l'esegesi moderna spiega che non si tratta delle "ingiustizie"letterali o "offese"dei padri nel senso del loro peccato personale, che hanno commesso e per le quali i loro figli avranno responsabilità, ma del loro esempio malvagio, che ha avuto un impatto negativo nell’allevare i loro figli che si comportano come i loro padri, moriranno per il loro stesso peccato” . Ancora una volta pongo la domanda: Perché non prendiamo in considerazione, come la verità, quei 50% dei sostenitori dell’idea della preghiera della guarigione intergenerazionale? In questo possono aiutarci le parole di p. prof. Aleksander Posacki: “Nel frattempo, p. prof. Posacki spiega che anche se lui è a favore di condurre le preghiere per la guarigione intergenerazionale, però, si deve farla con grande cautela e sotto certi criteri teologici (...) E 'infatti ancora una zona inesplorata e quindi la sua comprensione richiede grande cautela, ma non può essere messa a tacere, sottovalutato o perseguitata. Si tratta di guardare questo problema alla luce dell'insegnamento della Chiesa sulla responsabilità individuale e la punizione a tutti noi per i propri peccati, e non per i peccati dei loro antenati. P. Posaki presenta i meccanismi e gli effetti della transizione (e non come la punizione per i peccati) dei peccati duplicati dalle generazioni successive. Così, i "peccati generazionali"sono quelli che si riproducono nelle generazioni successive, e si formano a seguito del cattivo esempio che danno ai sui figli e nipoti nonni e genitori. Così i figli, i nipoti a causa del cattivo esempio commettono gli stessi peccati, che commettevano i loro genitori o nonni. Ho in mente, ad esempio, tutte le patologie (alcolismo, tossicodipendenza, dissolutezza - sexoholizm, divorzio, ecc.), anche quelli che sono sorti a seguito di contatto diretto o indiretto con le forze maligne. Quindi anche alla categoria delle conseguenze dei peccati generazionali p. Posacki include il "carico occulto". In questo contesto, scrive p. Posacki - si deve evitare sia l'ideologia kryptofatalizmu1, che assolve pericolosamente le coscienza umana dalla responsabilità dell'uomo davanti a Dio e agli uomini, e di minimizzare l'impatto dei peccati generazionali o della famiglia - soprattutto se si tratta di peccati commessi in materia di occultismo o satanismo, dove vediamo l'influenza diretta o indiretta di Satana”

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I sostenitori della preghiera per la guarigione dagli effetti del peccato intergenerazionale non parlano del fatto che il peccato dell'antenato è un peccato personale del suo discendente, ma parlano degli effetti che il peccato degli antenati può avere sulla famiglia e nella educazione tramandata di generazione in generazione. Il fonte di questa negativa educazione o l'esempio sbagliato possono trovarsi nel peccato dell'antenato. Una tale sbagliata educazione può portare alla riproduzione dello stesso peccato nelle generazioni future, che in questo modo può diventare il peccato personale di coloro che lo commetteranno.

Chi ha la ragione? Episcopato o sostenitore della preghiera per la guarigione dagli effetti del peccato intergenerazionale? Certamente non si tratta di dimostrare chi ha ragione o no, chi vince e chi perde. Si tratta della verità e del bene della Chiesa. Potrebbe rivelarsi, che l’Episcopato Polacco attraverso la proibizione priva la Chiesa in Polonia di una preghiera di grande valore, la quale compresa in modo giusto e praticata secondo le chiare e sane regole, secondo insegnamento della Bibbia e della Chiesa, può portare tanta benedizione.

Cosa si dovrebbe fare per risanare dolorosa situazione? Incontrarsi, dialogare e ancora una volta riflettere. In questa situazione può emergere una difficoltà che si chiama l'umiltà, specialmente da parte dell’Episcopato, perché dovrebbe ammettere che la sua decisione non era ponderata fino il fondo. Però, dove si cerca la verità non dovrebbero essere i problemi con essa. Spero, almeno teoricamente, questa difficoltà sia fuori questione da parte dell'Episcopato, perché loro sono, o meglio dire dovrebbero essere, gli umili servitori dei servi, secondo l'insegnamento del Vangelo e l'esempio di Cristo: “[26] Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, [27] e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; [28] appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti"(Mt 20,26-28) .

Adesso vorrei porre una domanda molto importante: è vero che nella Bibbia non si trova ne anche un brano che parlasse della sofferenza del figlio per il peccato di suo padre?

Sorprendente è, che tra tanti vescovi dell'Episcopato, che sono teologi e studiosi delle Sacre Scritture, nessuno di loro non abbia avuto l'idea di riflettere sui testi biblici:

- Gen 4,1-24;

- 2 Sm 12,1-15;

- Es 20,5 (questo testo è nel documento);

- Lc 11,50-51.

Questi sono testi che possono aiutarci a comprendere le basi bibliche della preghiera per la guarigione dagli effetti del peccato intergenerazionale. Secondo me meritano un'attenzione speciale.

1°. Gen 4,1-16

Prima propongo di leggere il testo: “[1] Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore". [2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. [3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; [4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, [5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. [6] Il Signore disse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? [7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo". [8] Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!". Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. [9] Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?". [10] Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! [11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. [12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra". [13] Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? [14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere". [15] Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato. [16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nord, ad oriente di Eden.

Un testo molto interessante . Perché non vederlo in relazione del peccato intergenerazionale? Caino e Abele sono i primi successori dell’eredità spirituale e fisica del loro genitori di Adamo ed Eva. I tutti due sono infettati del peccato originale e delle sue tendenze - conseguenze, ma vediamo che i due fratelli si comportano in modo diverso. Caino segue il male e Abele il bene. Questo ci fa capire che i peccati degli antenati influenzano nelle generazioni in modo diverso.

Di chi è colpa che Caino ha peccato? Soltanto sua? Certamente, non abbiamo dubbi, omicidio di Abele è il suo peccato personale, la sua colpa. Caino non può dire che la colpa è di Adamo e di Eva. Non può pulire le mani dalla responsabilità. Però, pensando in modo molto libero possiamo porci la domanda: siamo sicuri 100%, che il peccato originale, che era peccato personale dei suoi genitori, in qualche maniera non ha influenzato il suo peccato personale (omicidio del fratello) attraverso le sue conseguenze trasmesse alle generazioni?

2°. Gen 4,16-24

Questo testo è continuazione della storia di Caino e della sua discendenza: “[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden. [17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. [18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. [19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla. [20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. [21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. [22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama. [23] Lamech disse alle mogli: Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire: Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. [24] Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette” . In modo speciale ci interessano vv. 23-24, nei quali come ci commenta la Bibbia di Gerusalemme: “una testimonianza della violenza crescente dei discendenti di Caino” . Qui osserviamo un aggravamento della situazione rispetto a Caino, perché il Caino si era pentito di fronte dalla gravità della punizione, ma Lamech addirittura è orgoglioso della sua immoralità e feroce violenza.

Il suo atteggiamento è il massimo della violenza di ogni prepotente: il farsi giustizia da solo, e con quale arroganza! Lamech agisce a proprio vantaggio contro chiunque, anche debole come un ragazzo, stabilendo da sé la misura della vendetta, sentendosi un po’ un dio in terra. Le sue parole apparono come una celebrazione della propria autoaffermazione, un canto di vanagloria; è un inno alla vendetta che viene proposta come criterio di comportamento umano. Però purtroppo sappiamo che la logica della vendetta è quella di essere senza misura, perché a sua volta provoca diventa sempre più grave, cresce. La vendetta è come una catena senza fine e senza le misure. Per questo Lamech dice: “ Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido”. Siamo ormai nella “legge della giungla” che consente una violenza senza limiti e senza riguardi per nessuno, perché qui troviamo non solo 7 volte, come si diceva per Caino, ma 77 volte e quindi un numero illimitato. Ecco le conseguenze del peccato di Caino trasmesse nelle generazioni. Queste conseguenze, come leggiamo nel Gen 6.7 portano al Diluvio Universale, che nello stesso momento è un esempio della punizione e della benedizione di Dio.

3°. 2 Sm 12,1-15

Questo brano in modo semplice e breve possiamo spiegare così:

la punizione è la morte di un figlio e allo stesso tempo la sofferenza del padre,

la causa di questa punizione è il peccato del padre.

Davide commette il peccato e muore suo figlio. Per capire che questo è una grande ingiustizia non ci vuole ne teologo e l’esperto delle Sacre Scritture. Propongo leggere questo brano: “[1] Il Signore mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: "Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. [2] Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; [3] ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. [4] Un ospite di passaggio arrivò dall'uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell'uomo povero e ne preparò una vivanda per l'ospite venuto da lui". [5] Allora l'ira di Davide si scatenò contro quell'uomo e disse a Natan: "Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. [6] Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà". [7] Allora Natan disse a Davide: "Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, [8] ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. [9] Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. [10] Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita. [11] Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; [12] poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole". [13] Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. [14] Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire". Natan tornò a casa. [15] Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente” (2Sm 12,1-15) .