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( 2 21)



Ah, cos? mi parve, morente mi parve, quella mattina, quando i dottori laddormentavano col cloroformio ed ella, sentendosi sprofondare nellinsensibilit? della morte, due o tre volte tent? di alzare le braccia verso di me, tent? di chiamarmi. Io uscii dalla stanza, sconvolto; e intravidi i ferri chirurgici, un specie di cucchiaio tagliente, e la garza e il cotone e il ghiaccio e le altre cose preparate su un tavolo. Due lunghe ore, interminabili ore, aspettai, esacerbando la mia sofferenza con leccesso delle imaginazioni. E una disperata piet? strinse le mie viscere duomo, per quella creatura che i ferri del chirurgo violavano non soltanto nella carne miserabile ma nellintimo dellanima, nel sentimento pi? delicato che una donna possa custodire: una piet? per quella e per le altre, agitate da aspirazioni indefinite verso le idealit? dellamore, illuse dal sogno capzioso di cui il desiderio maschile le avvolge, smanianti dinalzarsi, e cos? deboli, cos? malsane, cos? imperfette, uguagliate alle femmine brute dalle leggi inabolibili della Natura; che impone a loro il diritto della specie, sforza le loro matrici, le travaglia di morbi orrendi, le lascia esposte, a tutte le degenerazioni. E in quella e nelle altre, rabbrividendo per ogni fibra, io vidi allora, con una lucidit? spaventevole, vidi la piaga originale, la turpe ferita sempre aperta che sanguina e che pute

Quando rientrai nella stanza di Giuliana, ella era anc?ra sotto lazione dellanestetico, senza conoscenza, senza parola: anc?ra simile a una morente. Mia madre era anc?ra pallidissima e convulsa. Ma pareva che loperazione fosse riuscita bene; i dottori parevano soddisfatti. Lodore del iodoformio impregnava laria. In un canto, la monaca inglese empiva di ghiaccio una vescica; lassistente ravvolgeva una fascia. Le cose tornavano nellordine e nella calma, a poco a poco.

Linferma rimase a lungo in quel sopore; la febbre comparve leggerissima. Nella notte per? ella fu presa da spasimi allo stomaco e da un vomito infrenabile. Il laudano non la calmava. E io, fuori di me, allo spettacolo di quello strazio inumano, credendo chella dovesse morire, non so pi? che dissi, non so pi? che feci. Agonizzai con lei.

Nel giorno seguente, lo stato dellinferma miglior?; e poi, di giorno in giorno, and? anc?ra migliorando. Le forze lentissimamente tornavano.

Io fui assiduo al capezzale. Mettevo una certa ostentazione nel ricordare a lei, con i miei atti, linfermiere duna volta; ma il sentimento era diverso, era sempre fraterno. Spesso io avevo lo spirito preoccupato da qualche frase duna lettera dellamante lontana, mentre leggevo a lei qualche pagina dun libro preferito. LAssente era indimenticabile. Talora per?, quando nel rispondere a una lettera mi sentivo un po svogliato e quasi tediato, in certe strane pause che nella lontananza ha anche una passione forte, io credevo questo un indizio di disamore; e ripetevo a me stesso: Chi sa!.

Un giorno, mia madre disse a Giuliana, in mia presenza:

Quando ti leverai, quando ti potrai muovere, andremo tutti insieme alla Badiola.

Non ? vero, Tullio?

Giuliana mi guard?.

S?, mamma risposi, senza esitare, senza riflettere. Anzi, io e Giuliana andremo a Villalilla.

Ed ella di nuovo mi guard?; e sorrise, dun sorriso impreveduto, indescrivibile, che aveva una espressione di credulit? quasi infantile, che somigliava un poco a quello dun bambino malato a cui sia fatta una grande insperata promessa. Ed abbass? le palpebre; e continu? a sorridere, con gli occhi socchiusi che vedevano qualche cosa lontana, molto lontana. E il sorriso sattenuava, sattenuava, senza estinguersi.

Quanto mi piacque! Come ladorai, in quel momento! Come sentii che nulla al mondo vale la semplice commozione della bont?!

Una bont? infinita emanava da quella creatura e mi penetrava tutto lessere, mi colmava il cuore. Ella stava nel letto supina, rialzata da due o tre guanciali; e la sua faccia dallabondanza dei capelli castagni un poco rilasciati acquistava una finezza estrema, una specie dimmaterialit? apparente. Aveva una camicia chiusa intorno al collo, chiusa intorno ai polsi; e le sue mani posavano sul lenzuolo, prone, cos? pallide che soltanto le vene azzurre le distinguevano dal lino.

Presi una di quelle mani (mia madre era gi? uscita dalla stanza); e dissi sottovoce:

Torneremo dunque a Villalilla.

La convalescente disse:

S?.

E tacemmo, per prolungare la nostra commozione, per conservare la nostra illusione. Sapevamo ambedue il significato profondo che nascondevano quelle poche parole scambiate sottovoce. Un acuto istinto ci avvertiva di non insistere, di non definire, di non andare oltre. Se avessimo parlato anc?ra, ci saremmo trovati davanti alle realt? inconciliabili con lillusione in cui le nostre anime respiravano e a poco a poco sintorpidivano deliziosamente.

Quel torpore favoriva i sogni, favoriva gli oblii. Passammo un intero pomeriggio quasi sempre soli, leggendo a intervalli, chinandoci insieme su la stessa pagina, seguendo con gli occhi la stessa riga. Avevamo l? qualche libro di poesia; e noi davamo ai versi una intensit? di significato, che non avevano. Muti, ci parlavamo per la bocca di quel poeta affabile. Io segnavo con lunghia le strofe che parevano rispondere al mio sentimento non rivelato.

Je veux, guid? par vous, beaux yeux aux flammes douces,

Par toi conduit, ? main o? tremblera ma main,

Marcher droit, que ce soit par des sentiers de mousses

Ou que rocs et cailloux encombrent le chemin;

Oui, je veux marcher droit et calme dans la Vie

Ed ella, dopo aver letto, si riabbandonava per un poco su i guanciali, chiudendo gli occhi, con un sorriso quasi impercettibile.

Toi la bont?, toi le sourire,

Nes tu pas le conseil aussi,

Le bon conseil loyal et brave

Ma io vedevo sul suo petto la camicia secondare il ritmo del respiro con una mollezza che incominciava a turbarmi come il fievole profumo di ireos esalato dai lenzuoli, e dai guanciali. Desiderai ed aspettai che ella, sorpresa da un subitaneo languore, mi cingesse il collo con un braccio e congiungesse la sua guancia alla mia cos? chio sentissi sfiorarmi dallangolo della sua bocca. Ella pose lindice affilato su la pagina e segn? con lunghia il margine, guidando la mia lettura commossa.

La voix vous fut connue (et ch?re?)

Mais ? pr?sent elle est voil?e

Comme une veuve d?sol?e

Elle dit, la voix reconnue,

Que la bont? cest notre vie

Elle parle aussi de la gloire

Detre simple sans plus attendre,

Et de noces dor et du tendre

Bonheur dune paix sans victoire.

Accueillez la voix qui persiste

Dans son na?f ?pithalame.

Allez, rien nest meilleur ? l?me

Que de faire une ?me moins triste!

Io le presi il polso; e chinando il capo lentamente, fino a porre le labbra nel cavo della sua mano, mormorai:

Tu potresti dimenticare?

Ella mi chiuse la bocca, e pronunzi? la sua gran parola:

Silenzio.

Entr? mia madre annunziando la visita della signora T?lice, in quel punto. Io lessi nel volto di Giuliana il fastidio, e anchio fui preso da unirritazione sorda contro limportuna. Giuliana sospir?:

Oh mio Dio!

Dille che Giuliana riposa io suggerii a mia madre con un accento quasi supplichevole.

Ella mi accenn? che la visitatrice aspettava nella stanza contigua. Bisogn? riceverla.

Questa signora T?lice era duna loquacit? maligna e stucchevole. Mi guardava di tratto in tratto con unaria curiosa. Come mia madre per caso, nel corso della conversazione, disse chio tenevo compagnia alla convalescente dalla mattina alla sera quasi di continuo, la signora T?lice esclam? con un tono dironia manifesta, guardandomi:

Che marito perfetto!

La mia irritazione crebbe cos? che mi risolsi, con un pretesto qualunque, ad andarmene.

Uscii di casa. Incontrai per le scale Maria e Natalia che tornavano accompagnate dalla governante. Mi assalirono secondo il solito, con uninfinit? di moine; e Maria, la maggiore, mi diede alcune lettere che aveva prese dal portiere. Tra queste riconobbi s?bito la lettera dellAssente. E allora mi sottrassi alle moine, quasi con impazienza. Giunto su la strada, mi soffermai per leggere.

Era una lettera breve ma appassionata, con due o tre frasi duna eccessiva acutezza, quali sapeva trovare Teresa per agitarmi. Ella mi faceva sapere che sarebbe stata a Firenze tra il 20 e il 25 del mese e che avrebbe voluto incontrarmi l? come laltra volta. Mi prometteva notizie pi? esatte pel convegno.

Tutti i fantasmi delle illusioni e delle commozioni recenti abbandonarono a un tratto il mio spirito, come i fiori dun albero scosso da una folata gagliarda. E come i fiori caduti sono per lalbero irrecuperabili, cos? furono per me quelle cose dellanima: mi divennero estranee. Feci uno sforzo, tentai di raccogliermi; non riuscii a nulla. Mi misi a girare per le strade, senza scopo; entrai da un pasticciere, entrai da un libraio; comprai dolci e libri macchinalmente. Scendeva il crepuscolo; saccendevano i fanali; i marciapiedi erano affollati; due o tre signore dalle loro carrozze risposero al mio saluto; pass? un amico a fianco della sua amante che portava tra le mani un mazzo di rose, camminando presto e parlando e ridendo. Il soffio malefico della vita cittadina minvest?; risuscit? le mie curiosit?, le mie cupidigie, le mie invidie. Arricchito in quelle settimane di continenza, il mio sangue ebbe come unaccensione subitanea. Alcune imagini mi balenarono lucidissime dentro. LAssente mi riafferr? con le parole della sua lettera. E tutto il mio desiderio and? verso di lei, senza freno.

Ma quando il primo tumulto si fu placato, mentre risalivo le scale della mia casa, compresi tutta la gravit? di quel che era accaduto, di quel che avevo fatto; compresi che veramente, poche ore prima, avevo riallacciato un legame, avevo obbligata la mia fede, avevo data una promessa, una promessa tacita ma solenne a una creatura anc?ra debole e inferma; compresi che non avrei potuto senza infamia ritrarmi. E allora io mi rammaricai di non aver diffidato di quella commozione ingannevole, mi rammaricai di essermi troppo indugiato in quel languore sentimentale! Esaminai minutamente i miei atti e i miei detti di quel giorno, con la fredda sottigliezza dun mercante subdolo il quale cerchi un appiglio per sottrarsi alla stipulazione di un contratto gi? concordato. Ah, le mie ultime parole orano state troppo gravi. Quel Tu potresti dimenticare? pronunziato con quellaccento, dopo la lettura di quei versi, aveva avuto il valore di una conferma definitiva. E quel Silenzio di Giuliana era stato come un suggello.

Ma io pensai questa volta ha ella proprio creduto al mio ravvedimento? Non ? ella stata sempre un poco scettica a riguardo dei miei buoni moti? E rividi quel suo tenue sorriso sfiduciato, gi? altre volte comparsole su le labbra. Se ella dentro di s? non avesse creduto, se anche la sua illusione fosse caduta subitamente, allora forse la mia ritirata non avrebbe molta gravit?, non la ferirebbe n? la sdegnerebbe troppo; e lepisodio rimarrebbe senza conseguenza, e io rimarrei libero come prima. Villalilla rimarrebbe nel suo sogno. E rividi laltro sorriso, il sorriso nuovo, impreveduto, credulo, che le era comparso su le labbra al nome di Villalilla. Che fare? Che risolvere? Come contenermi? La lettera di Teresa Raffo mi bruciava forte.

Quando rientrai nella stanza di Giuliana, maccorsi al primo sguardo che ella mi aspettava. Mi parve lieta, con gli occhi lucidi, con un pallore pi? animato, pi? fresco.

Tullio, dove sei stato? mi domand? ridendo.

Io risposi:

Mi ha messo in fuga la signora T?lice.

Ella seguit? a ridere, dun limpido riso giovenile che la trasfigurava. Io le porsi i libri e la scatola delle confetture.

Per me? esclam?, tutta contenta, come una bambina golosa; e si affrett? ad aprire la scatola, con piccoli gesti di grazia, che risollevavano nel mio spirito lembi di ricordi lontani. Per me?

Prese un bonbon, fece latto di portarlo alla bocca, esit? un poco, lo lasci? ricadere, allontan? la scatola; e disse:

Poi, poi

Sai, Tullio, mavvert? mia madre non ha anc?ra mangiato nulla. Ha voluto aspettarti.

Ah, non tho anc?ra detto proruppe Giuliana, divenuta rosea non tho anc?ra detto che c? stato il dottore, mentre eri fuori. Mi ha trovata molto meglio. Potr? alzarmi gioved?. Capisci, Tullio? Potr? alzarmi gioved?

Soggiunse:

Fra dieci, fra quindici giorni al pi?, potr? anche mettermi in treno.

Soggiunse, dopo una pausa pensosa, con un tono minore:

Villalilla!

Ella non aveva dunque pensato ad altro, non aveva sognato altro. Ella aveva creduto; credeva. Io duravo fatica a dissimulare la mia angoscia. Mi occupavo, con soverchia premura, forse, dei preparativi pel suo piccolo pranzo. Io medesimo le misi su le ginocchia la tavoletta.

Ella seguiva tutti i miei movimenti con uno sguardo carezzevole che mi faceva male. Ah, se ella potesse indovinare! Dun tratto, mia madre esclam?, candidamente:

Come sei bella stasera, Giuliana!

Infatti, unanimazione straordinaria le avvivava le linee del volto, le accendeva gli occhi, la ringiovaniva tutta quanta. Allesclamazione di mia madre, ella arross?; e unombra di quel rossore le rimase per tutta la sera su le gote.

Gioved? mi alzer? ripeteva. Gioved?, fra tre giorni! Non sapr? pi? camminare

Insisteva col discorso su la sua guarigione, su la nostra partenza prossima. Chiese a mia madre alcune notizie su lo stato attuale della villa, sul giardino.

Io piantai un ramo di salice vicino alla peschiera, lultima volta che ci fummo. Ti ricordi, Tullio? Chi sa se ce lo ritrover?

S? s?, interruppe mia madre, raggiante ce lo ritroverai; ? cresciuto; ? un albero. Domandalo a Federico.

Davvero? Davvero? Dimmi dunque, mamma

Pareva che quella piccola particolarit? in quel momento avesse per lei unimportanza incalcolabile. Ella divenne loquace. Io mi meravigliavo chella fosse cos? a dentro nellillusione, mi meravigliavo chella fosse cos? trasfigurata dal suo sogno. Perch?, perch? questa volta ella ha creduto? Come mai si lascia cos? trasportare? Chi le d? questa insolita fede? E il pensiero della mia infamia prossima, forse inevitabile, mi agghiacciava. Perch? inevitabile? Non sapr? dunque mai liberarmi? Io debbo, io debbo mantenere la mia promessa. Mia madre ? testimone della mia promessa. A qualunque costo, la manterr?. E con uno sforzo interiore, quasi direi con una scossa della conscienza, io uscii dal tumulto delle incertezze; e mi rivolsi a Giuliana, per un moto dellanima quasi violento.

Ella mi piacque anc?ra, eccitata comera, vivace, giovine. Mi rammentava la Giuliana dun tempo, che tante volte in mezzo alla tranquillit? della vita familiare io aveva sollevata dimprovviso su le mie braccia, come preso da una follia repentina, e portata di corsa nellalcova.

No, no, mamma; non mi far pi? bere ella preg?, trattenendo mia madre che le versava il vino. Gi? ho bevuto troppo, senza accorgermene. Ah questo Chablis! Ti ricordi, Tullio?

E rise, guardandomi dentro le pupille, nellevocare il ricordo damore su cui ondeggiava il fumo di quel delicato vino amaretto e biondo chella prediligeva.

Mi ricordo io risposi.

Ella socchiuse le palpebre, con un leggero tremolio dei cigli. Disse poi:

Fa caldo qui. ? vero? Ho gli orecchi che mi scottano.

E si strinse la testa fra le palme, per sentire il bruciore. Il lume, che ardeva a lato del letto, rischiarava intensamente la lunga linea del viso; faceva rilucere tra il folto de capelli castagni alcuni fili doro chiaro, ove lorecchio piccolo e fine, acceso alla sommit?, traspariva.

A un punto, mentre io aiutavo a sparecchiare (mia madre era uscita, e la cameriera anche, per un momento, e stavano nella stanza attigua), ella chiam? sottovoce:

Tullio!

E, con un gesto furtivo attirandomi, mi baci? su una gota.

Ora, non doveva ella con quel bacio riprendermi interamente, anima e corpo, per sempre? Quellatto, in lei cos? sdegnosa e cos? fiera, non significava che ella voleva tutto obliare, che aveva gi? tutto obliato per rivivere con me una vita nuova? Avrebbe potuto ella riabbandonarsi al mio amore con pi? grazia, con maggior confidenza? La sorella ridiventava lamante a un tratto. La sorella impeccabile aveva conservato nel sangue, nelle pi? segrete vene, la memoria delle mie carezze, quella memoria organica delle sensazioni, cos? viva nella donna e cos? tenace. Ripensando, quando mi ritrovai solo, ebbi interrottamente alcune visioni di giorni lontani, di sere lontane. Un crepuscolo di giugno, caldo, tutto roseo, navigato da misteriosi profumi, terribile ai solitarii, a coloro che rimpiangono o che desiderano. Io entro nella stanza. Ella ? seduta presso alla finestra, con un libro su le ginocchia, tutta languida, pallidissima, nellattitudine di chi sia per venir meno. Giuliana! Ella si scuote, si risolleva. Che fai? Risponde: Nulla. E unalterazione indefinibile, come una violenza di cose soffocate, passa nei suoi occhi troppo neri. Quante volte, dal giorno della triste rinunzia, ella aveva patito nella sua povera carne quelle torture? Il mio pensiero sindugi? intorno alle imagini suscitate dal piccolo fatto recente. La singolare eccitazione mostrata da Giuliana mi ramment? certi esempi della sua sensibilit? fisica straordinariamente acuta. La malattia, forse, aveva aumentata, esasperata quella sensibilit?. Ed io pensai, curioso e perverso, che avrei veduto la debole vita della convalescente ardere e struggersi sotto la mia carezza; e pensai che la volutt? avrebbe avuto quasi un sapore di incesto. Se ella ne morisse? pensai. Certe parole del chirurgo mi tornavano alla memoria, sinistre. E, per quella crudelt? che ? in fondo a tutti gli uomini sensuali, il pericolo non mi spavent? ma mi attrasse. Io mindugiai ad esaminare il mio sentimento con quella specie di amara compiacenza, mista di disgusto, che portavo nellanalisi di tutte le manifestazioni interiori le quali mi paressero fornire una prova della malvagit? fondamentale umana. Perch? luomo ha nella sua natura questa orribile facolt? di godere con maggiore acutezza quando ? consapevole di nuocere alla creatura da cui prende il godimento? Perch? un germe della tanto esecrata perversione s?dica ? in ciascun uomo che ama e che desidera?

Questi pensieri, pi? che il primitivo spontaneo sentimento di bont? e di piet?, questi pensieri obliqui mi condussero in quella notte a raffermare il mio proposito in favore della illusa. LAssente mi avvelenava anche di lontano. Per vincere la resistenza del mio egoismo, ebbi bisogno di contrapporre allimagine della deliziosa depravazione di quella donna limagine di una nuova rarissima depravazione che io mi promettevo di coltivar con lentezza nella onesta securit? della mia casa. Allora, con quellarte quasi direi alchimistica che io aveva nel combinare i varii prodotti del mio spirito, analizzai la serie degli stati danimo speciali in me determinati da Giuliana nelle diverse epoche della nostra vita comune, e ne trassi alcuni elementi i quali mi servirono a construrre un nuovo stato, fittizio, singolarmente adatto ad accrescere lintensit? di quelle sensazioni che io voleva esperimentate. Cos?, per esempio, allo scopo di rendere pi? acre quel sapore dincesto che mattraeva eccitando la mia fantasia scellerata, io cercai di rappresentarmi i momenti in cui pi? profondo era stato in me il sentimento fraterno e pi? schietta mi era parsa lattitudine di sorella in Giuliana.

E chi sindugiava in queste miserabili sottigliezze di maniaco era luomo medesimo che poche ore innanzi aveva sentito il suo cuore tremare nella semplice commozione della bont?, al lume di un sorriso impreveduto! Di tali crisi contradittorie si componeva la sua vita: illogica, frammentaria, incoerente. Erano in lui tendenze dogni specie, tutti i possibili contrarii, e tra questi contrarii tutte le gradazioni intermedie e tra quelle tendenze tutte le combinazioni. Secondo il tempo e il luogo, secondo il vario urto delle circostanze, dun piccolo fatto, duna parola, secondo influenze interne assai pi? oscure, il fondo stabile del suo essere si rivestiva di aspetti mutevolissimi, fuggevolissimi, strani. Un suo speciale stato organico rinforzava una sua speciale tendenza; e questa tendenza diveniva un centro di attrazione verso il quale convergevano gli stati e le tendenze direttamente associati; e a poco a poco le associazioni si propagavano. Il suo centro di gravit? allora si trovava spostato e la sua personalit? diventava unaltra. Silenziose onde di sangue e didee facevano fiorire sul fondo stabile del suo essere, a gradi o ad un tratto, anime nuove. Egli era multanime.

Insisto su lepisodio perch? veramente segna il punto decisivo.

La mattina dopo, al risveglio, non conservavo se non una nozione confusa di quanto era accaduto. La vilt? e langoscia mi ripresero appena ebbi sotto gli occhi unaltra lettera di Teresa Raffo, con cui ella mi confermava il convegno a Firenze pel 21, dandomi istruzioni precise. Il 21 era sabato, e gioved? 19 Giuliana si levava per la prima volta. Io discussi a lungo, con me stesso, tutte le possibilit?. Discutendo, incominciai a transigere. S?, non c? dubbio: ? necessaria una rottura, ? inevitabile. Ma in che modo io romper?? con quale pretesto? Posso io annunziare il mio proposito a Teresa con una semplice lettera? La mia ultima risposta era anc?ra calda di passione, smaniosa di desiderio. Come giustificare questo mutamento subitaneo? Merita la povera amica un colpo tanto inaspettato e brutale? Ella mi ha molto amato, mi ama; ha sfidato per me, un tempo, qualche pericolo. Io lho amata lamo. La nostra grande e strana passione ? conosciuta; invidiata anche; insidiata anche Quanti uomini ambiscono a succedermi! Innumerevoli. Numerai rapidamente i rivali pi? temibili, i successori pi? probabili, considerandone le figure imaginate. C? forse a Roma una donna pi? bionda, pi? affascinante, pi? desiderabile di lei? La stessa accensione repentina, avvenuta la sera innanzi nel mio sangue, mi percorse tutte le vene. E il pensiero della rinunzia volontaria mi parve assurdo, inammissibile. No, no, non avr? mai la forza; non vorr?, non potr? mai.





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