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Guardai davanti a me. In vicinanza, tra i fusti, irreale come un inganno di occhi allucinati, brillava lAss?ro. Strano! pensai, provando un brivido particolare. Non mero accorto, prima di quel momento, che il cavallo senza guida sera inoltrato per un sentiere che conduceva al fiume. Pareva quasi che lAss?ro mi avesse attirato.

Stetti in forse, per un istante, tra il proseguire sino alla riva e il ritornare indietro. Scossi da me il fascino dellacqua e il cattivo pensiero. Voltai il cavallo.

Un grave accasciamento succedeva alla convulsione interna. Mi sembr? che a un tratto la mia anima fosse divenuta una povera cosa gualcita, avvizzita, rimpicciolita, una cosa miserabile. Mi ammollii; ebbi piet? di me, ebbi piet? di Giuliana, ebbi piet? di tutte le creature su cui il dolore imprime le sue stimate, di tutte le creature che tremano abbrancate dalla vita come trema un vinto sotto il pugno del vincitore inesecrabile. Che siamo noi? Che sappiamo noi? Che vogliamo? Nessuno mai ha ottenuto quel che avrebbe amato; nessuno otterr? quel che amerebbe. Cerchiamo la bont?, la virt?, lentusiasmo, la passione che riempir? la nostra anima, la fede che calmer? le nostre inquietudini, lidea che difenderemo con tutto il nostro coraggio, lopera a cui ci voteremo, la causa per cui moriremo con gioia. E la fine di tutti gli sforzi ? una stanchezza vacua, il sentimento della forza che si disperde e del tempo che si dilegua E la vita mapparve in quellora come una visione lontana, confusa e vagamente mostruosa. La demenza, limbecillit?, la povert?, la cecit?, tutti i morbi, tutte le disgrazie; lagitazione oscura continua di forze inconscienti, ataviche e bestiali nellintimo della nostra sostanza; le pi? alte manifestazioni dello spirito instabili, fugaci, sempre subordinate a uno stato fisico, legate alla funzione dun organo; le transfigurazioni istantanee prodotte da una causa impercettibile, da un nulla; la parte immancabile di egoismo nei pi? nobili atti; la inutilit? di tante energie morali dirette verso uno scopo incerto, la futilit? degli amori creduti eterni, la fragilit? delle virt? credute incrollabili, la debolezza delle pi? sane volont?, tutte le vergogne, tutte le miserie mapparvero in quellora. Come si pu? vivere? Come si pu? amare?

Risonavano le scuri nella foresta: un grido breve e selvaggio accompagnava ogni colpo. Qua e l? negli spiazzi i grandi mucchi, in forma di coni tronchi o di piramidi quadrangolari, fumigavano. Le colonne del fumo si levavano dense e diritte come i fusti arborei, nellaria senza vento. Per me tutto era simbolo, in quellora.

Diressi il cavallo verso una carbonara vicina, avendo riconosciuto Federico.

Egli era smontato; e parlava con un vecchio di alta statura, dalla faccia rasa.

Oh, finalmente! mi grid?, vedendomi. Temevo che tu ti fossi smarrito.

No, non sono andato molto lontano

Vedi qui Giovanni di Sc?rdio, un Uomo disse, mettendo una mano su la spalla del vecchio.

Guardai il nominato.

Un sorriso singolarmente dolce apparve su la bocca appassita di colui. Non avevo mai veduto sotto una fronte umana occhi tanto tristi.

Addio, Giovanni. Coraggio! soggiunse mio fratello con quella voce che pareva avere talvolta, come certi liquori, la potenza delevare il tono vitale. Noi, Tullio, possiamo riprendere la via della Badiola. ? gi? tardi. Ci aspettano.

Rimont? a cavallo. Salut? di nuovo il vecchio. Passando presso ai fornelli, dava qualche avvertimento ai lavoratori per le operazioni della notte prossima in cui doveva apparire il gran fuoco. Ci allontanammo, cavalcando luno a fianco dellaltro.

Il cielo si apriva sul nostro capo, lentamente. I veli dei vapori fluttuavano, si disperdevano, si ricomponevano, cos? che lazzurro pareva di continuo impallidire come se nella sua liquidit? un latte di continuo si diffondesse e si dileguasse. Era vicina quellora medesima in cui, il giorno innanzi, a Villalilla, io e Giuliana avevamo guardato il giardino ondeggiante in una luce ideale. La boscaglia intorno cominciava a dorarsi. Gli uccelli cantavano, invisibili.

Hai osservato bene Giovanni di Sc?rdio, quel vecchio? mi chiese Federico.

S? risposi. Credo che non dimenticher? il suo sorriso e i suoi occhi.

Quel vecchio ? un santo soggiunse Federico. Nessun uomo ha lavorato e sofferto quanto quel vecchio. Ha quattordici figliuoli e tutti a uno a uno si sono distaccati da lui come i frutti maturi si distaccano dallalbero. La moglie, una specie di carnefice, ? morta. Egli ? rimasto solo. I figli lhanno spogliato e rinnegato. Tutta lingratitudine umana s? accanita contro di lui. Egli non ha esperimentata la perversit? degli estranei ma quella delle sue creature. Intendi? Il suo stesso sangue s? inviperito in altri esseri chegli ha sempre amato ed aiutato, che ama anc?ra, che non sa maledire, che certamente benedir? nellora della morte, anche se lo lasceranno morir solo. Non ? straordinaria, quasi incredibile, questa pertinacia dun uomo nella bont?? Dopo tutto quel che ha sofferto, egli ha potuto conservare il sorriso che tu gli hai veduto! Farai bene, Tullio, a non dimenticare quel sorriso

XV.

Lora della prova, lora temuta e desiderata a un tempo, si approssimava. Giuliana era pronta. Ella aveva resistito fermamente al capriccio di Maria; aveva voluto rimanere sola nella sua stanza ad aspettarmi. Che le dir?? Che mi dir? ella? Quale sar? la mia attitudine verso di lei? Tutte le prevenzioni, tutti i propositi si disperdevano. Non mi restava se non unansiet? intollerabile. Chi avrebbe potuto prevedere lesito del colloquio? Io non mi sentivo padrone di me, non delle mie parole, non dei miei atti. Soltanto sentivo in me un viluppo di cose oscure e contrarie che al minimo urto dovevano insorgere. Mai come in quellora avevo avuto chiara e disperata la conscienza delle discordie intestine che mi straziavano, la percezione degli elementi irreconciliabili che si agitavano nel mio essere e si soverchiavano e si distruggevano a vicenda in un perpetuo conflitto, ribelli a qualunque dominio. Alla commozione del mio spirito si aggiungeva un particolare turbamento del senso, promosso dalle imagini che in quel giorno mi avevano torturato senza tregua. Io conoscevo bene, troppo bene, quel turbamento che meglio dogni altro rimescola il fango infimo nelluomo; conoscevo troppo bene quella bassa specie di concupiscenza da cui nulla ci pu? difendere, quella tremenda febbre sessuale che per alcuni mesi maveva tenuto avvinto a una donna odiata e disprezzata, a Teresa Raffo. Ed ora i sentimenti di bont?, di piet? e di forza, che merano necessari per sostenere il confronto con Giuliana e per insistere nel proposito primitivo, si movevano in me come vapori vaghi su un fondo limaccioso, pieno di gorgogli sordi, infido.

Mancava poco a mezzanotte, quando io uscii dalla mia stanza per andare verso quella di Giuliana. Tutti i rumori erano cessati. La Badiola riposava in un silenzio profondo. Stetti in ascolto; e mi parve quasi di sentir salire nel silenzio la respirazione calma di mia madre, di mio fratello, delle mie figliuole, degli esseri inconsapevoli e puri. Mi riapparve il volto di Maria addormentata, quale io lavevo veduto la notte innanzi. Mi apparvero anche gli altri volti; e in ciascuno era unespressione di riposo, di pace, di bont?. Un intenerimento subitaneo minvase. La felicit?, nel giorno innanzi per un momento intraveduta e scomparsa, ribalen? al mio spirito immensa. Se nulla fosse accaduto, se io fossi rimasto nella piena illusione, che notte sarebbe stata quella! Sarei andato verso Giuliana come verso una persona divina. E quale cosa avrei potuto desiderare pi? dolce di quel silenzio intorno allansiet? del mio amore?

Passai per la stanza dove la sera innanzi avevo ricevuto dalla bocca di mia madre la rivelazione improvvisa. Riudii lorologio a pendolo che aveva segnata lora, e, non so perch?, quel tic tac sempre eguale aument? la mia ambascia. Non so perch?, mi parve di sentir rispondere alla mia lambascia di Giuliana, a traverso lo spazio che anc?ra ci divideva, con unaccelerazione di palpiti concorde. Camminai diretto, senza pi? soffermarmi, senza evitare lo strepito dei passi. Non picchiai alluscio ma dun tratto lapersi; entrai. Giuliana era l?, davanti a me, in piedi, con una mano poggiata allangolo di un tavolo, immobile, pi? rigida di unerma.

Vedo anc?ra tutto. Nulla mi sfugg? allora; nulla mi sfugge. Il mondo reale era completamente svanito. Non restava pi? se non un mondo fittizio in cui respiravo ansioso, col cuore compresso, incapace di profferire una sillaba, ma pur tuttavia singolarmente lucido, come davanti a una scena di teatro. Una candela ardeva sul tavolo, aggiungendo evidenza a quellaspetto di finzione scenica poich? la fiammella mobile pareva agitare intorno a s? quel vago orrore che lasciano nellaria con un gran gesto disperato o minaccioso gli attori dun dramma.

La strana sensazione si dissip? quando alfine, non potendo pi? sopportare quel silenzio e limmobilit? marmorea di Giuliana, proferii le prime parole. Il suono della mia voce fu diverso da quel che credevo al momento daprire le labbra. Involontariamente, la mia voce fu dolce, tremula, quasi timida.

Maspettavi?

Ella teneva le palpebre abbassate. Senza sollevarle, rispose:

S?.

Io guardavo il suo braccio, quel braccio immobile come un puntello, che pareva sempre pi? irrigidirsi su la mano poggiata allangolo del tavolo. Temevo che quel sostegno fragile, a cui era affidata tutta la persona, da un momento allaltro cedesse ed ella stramazzasse di schianto.

Tu sai perch? io sono venuto soggiunsi, con estrema lentezza, svellendomi dal cuore le parole a una a una.

Ella tacque.

? vero seguitai ? vero quel che ho saputo da mia madre?

Anc?ra tacque. Parve raccogliere tutte le sue forze. Strana cosa: in quellintervallo io non credetti assolutamente impossibile che ella rispondesse no.

Rispose (piuttosto che udire le parole io le vidi disegnarsi su le labbra esangui):

? vero.

Ricevei in mezzo al petto un urto che forse fu pi? fiero di quel che mavevan dato le parole di mia madre. Gi? tutto io sapevo; avevo gi? vissuto ventiquattro ore nella certezza; eppure quella conferma cos? chiara e precisa mi atterr?, come se per la prima volta mi si rivelasse la verit? incommutabile.

? vero! ripetei, istintivamente, parlando a me stesso, avendo una sensazione simile forse a quella che avrei avuta se mi fossi ritrovato vivo e conscio in fondo a una voragine.

Allora Giuliana sollev? le palpebre; fiss? le sue pupille nelle mie con una specie di spasmodica violenza.

Tullio, disse ascoltami.

Ma la soffocazione le spense la voce nella gola.

Ascoltami. Io so quel che debbo fare. Ero risoluta a tutto per risparmiarti questora: ma il destino ha voluto che fino a questora io vivessi per soffrire la cosa pi? orribile, la cosa di cui avevo uno spavento folle (ah, tu mintendi) mille volte pi? che della morte: Tullio, Tullio, il tuo sguardo

Unaltra soffocazione larrest?, nel punto in cui la sua voce diveniva cos? straziante che mi dava limpressione fisica dun dilaceramento delle fibre pi? segrete. Io mi lasciai cadere su una sedia, accanto al tavolo; e mi presi la testa fra le palme, aspettando chella seguitasse.

Dovevo morire, prima di giungere a questora. Da tanto tempo dovevo morire! Sarebbe stato meglio, certo, che io non fossi venuta qui. Sarebbe stato meglio che, tornando da Venezia, tu non mavessi pi? trovata. Io sarei morta, e tu non avresti conosciuta questa vergogna; mi avresti rimpianta, forse mi avresti sempre adorata. Io sarei rimasta forse per sempre il tuo grande amore, il tuo unico amore, come dicevi ieri Non avevo paura della morte, sai; non ho paura. Ma il pensiero delle nostre bambine, di nostra madre, mha fatto differire di giorno in giorno lesecuzione. Ed ? stata unagonia, Tullio, unagonia inumana, dove ho consumato non una ma mille vite. E sono anc?ra viva!

Soggiunse, dopo una pausa:

Com? possibile che, con una salute cos? miserabile, io abbia tanta resistenza a soffrire? Sono disgraziata anche in questo. Vedi: io pensavo, consentendo a venire qui con te, io pensavo: Certamente mi ammaler?; quando sar? giunta l?, mi dovr? mettere a letto; e non mi lever? pi?. Sembrer? che io muoia di morte naturale. Tullio non sapr? mai nulla, non sospetter? mai di nulla. Tutto sar? finito. Invece, mi veggo anc?ra in piedi; e tu sai ogni cosa; e tutto ? perduto, senza riparo.

Era sommessa la sua voce, debolissima, eppure lacerante come un grido acuto e iterato. Io mi stringevo le tempie e sentivo il battito cos? forte che navevo quasi ribrezzo come se le arterie fossero scoppiate fuori della cute e aderissero nude alle mie palme con la loro tunica molle e calda.

La mia unica preoccupazione era di nasconderti la verit?, non per me, ma per te, per la tua salvezza. Tu non saprai mai quali terrori mi abbiano agghiacciata, quali angosce mi abbiano soffocata. Tu, dal giorno che siamo giunti qui fino a ieri, hai sperato, hai sognato, sei stato quasi felice. Ma imagina la mia vita qui, col mio segreto, accanto a tua madre, in questa casa benedetta! Mi dicesti ieri a Villalilla, mentre eravamo a tavola, raccontandomi quelle cose tanto dolci che mi straziavano, mi dicesti: Tu non sapevi nulla, non taccorgevi di nulla. Ah, non ? vero! Tutto sapevo, tutto indovinavo. E, quando sorprendevo nei tuoi occhi la tenerezza, mi sentivo cadere lanima. Ascoltami, Tullio. Ho nella bocca la verit?, la pura verit?. Io sono qui, davanti a te, come una moribonda. Non potrei mentire. Credi a quel che ti dico. Non penso a discolparmi, non penso a difendermi. Oramai tutto ? finito. Ma voglio dirti una cosa che ? la verit?. Tu sai come ti ho amato dal primo giorno che ci vedemmo. Per anni, per anni, ti sono stata devota, ciecamente, e non negli anni della felicit? soltanto ma in quelli della sventura, quando in te sera stancato lamore. Tu lo sai, Tullio. Hai potuto sempre fare di me quel che hai voluto. Hai trovato sempre in me lamica, la sorella, la moglie, lamante, pronta a qualunque sacrificio per il tuo piacere. Non credere, Tullio, non credere che io ti ricordi la mia lunga devozione per accusarti; no, no. Neppure una stilla di amarezza ho nellanima per te; intendi? neppure una stilla. Ma lascia, in questora, che io ti ricordi la devozione e la tenerezza durate per tanti anni e che io ti parli damore, del mio amore non interrotto, non cessato mai, intendi? non cessato mai. Credo che la mia passione per te non sia stata mai cos? intensa come in queste ultime settimane. Tu mi raccontavi ieri tutte quelle cose Ah se io potessi raccontarti la mia vita di questi ultimi giorni! Tutto sapevo di te, tutto indovinavo; ed ero costretta a fuggirti. Pi? di una volta sono stata per caderti nelle braccia, per chiudere gli occhi e lasciarmi prendere da te, nei momenti di debolezza e di stanchezza estrema. Laltra mattina, la mattina di sabato, quando tu entrasti qui con quei fiori, io ti guardai e mi sembrasti quello duna volta, cos? acceso, comeri, sorridente, gentile, con gli occhi lucidi. E mi mostrasti le scalfitture che avevi nelle mani! Un impeto mi venne, di prenderti le mani e di baciartele Chi mi diede la forza di contenermi? Non mi sentivo degna. E vidi in un lampo tutta la felicit? che tu mi offrivi con quei fiori, tutta la felicit? a cui dovevo rinunziare per sempre. Ah, Tullio, il mio cuore ? a tutta prova se ha potuto resistere a certe strette. Ho la vita tenace.

Ella pronunzi? questultima frase con una voce pi? sorda, con un accento indefinibile, quasi dironia e dira. Io non osavo alzare il viso e guardarla. Le sue parole mi davano unatroce sofferenza; eppure io tremavo quando ella faceva una pausa. Temevo che ad un tratto le mancassero le forze e che ella non potesse pi? continuare. E io aspettavo dalla sua bocca altre confessioni, altri lembi danima.

Grande errore ella continu? grande errore non esser morta prima del tuo ritorno da Venezia. Ma la povera Maria, ma la povera Natalia, come le avrei lasciate?

Ella esit? un poco.

Te anche, forse, avrei lasciato male Ti avrei lasciato qualche rimorso. La gente ti avrebbe accusato. Non avremmo potuto nascondere a nostra madre Ella ti avrebbe domandato: Perch? ha voluto morire?. Sarebbe giunta a conoscere la verit? che le abbiamo nascosta fino ad ora Povera santa!

Le si chiudeva la gola, forse; perch? la sua voce si affiochiva, prendeva un tremolio di pianto contenuto. Lo stesso nodo serrava la mia gola.

Ci pensai. Anche pensai, quando tu volesti condurmi qui, che ero divenuta indegna di lei, indegna dessere baciata su la fronte, dessere chiamata figliuola. Ma tu sai come noi siamo deboli, come facilmente ci abbandoniamo alla forza delle cose. Io non speravo pi? nulla; sapevo bene che, fuori della morte, non cera altro scampo per me; sapevo bene che ogni giorno pi? il cerchio si stringeva. Eppure, lasciavo passare i giorni a uno a uno, senza risolvermi. E avevo un mezzo sicuro per morire!

Ella sarrest?. Obedendo a un impulso repentino, io levai il viso e la guardai fissamente. Un gran fremito la scosse. E tanto fu manifesto il male che io le facevo guardandola, che di nuovo abbassai la fronte. Ripresi la mia attitudine.

Ella stava anc?ra in piedi. Sedette.

Segu? un intervallo di silenzio.

Credi tu ella mi domand?, con una timidezza penosa credi tu che la colpa sia grave, quando lanima non consente?

Bast? quellaccenno alla colpa per rimescolare in me dun tratto il torbido fondo che sera quietato; e una specie di rigurgito amaro mi sal? alla bocca. Involontariamente mi usc? dalle labbra il sarcasmo. Dissi, facendo segno di sorridere:

Povera anima!

Apparve sul volto di Giuliana unespressione di dolore cos? intensa che io subito provai una fitta di pentimento acutissima. Maccorsi che non avrei potuto farle una ferita pi? cruda e che lironia in quellora, contro quella creatura sommessa, era la peggiore delle vilt?.

Perdonami, ella disse con laspetto di una donna colpita a morte (e mi parve proprio chella avesse locchio dolce, triste, quasi infantile che avevo veduto qualche volta ai feriti adagiati nelle barelle) perdonami. Anche tu ieri parlasti di anima Tu pensi ora: Queste sono le cose che le donne dicono, per farsi perdonare. Ma io non cerco di farmi perdonare. So che il perdono ? impossibile, che loblio ? impossibile. So che non c? scampo. Intendi? Volevo soltanto farmi perdonare da te i baci che ho presi da tua madre

Anc?ra era sommessa la sua voce, debolissima, eppure lacerante come un grido acuto e iterato.

Mi sentivo su la fronte un peso di dolore cos? grande che non per me, Tullio, ma per quel dolore, soltanto per quel dolore accettavo su la fronte i baci di tua madre. E se io ero indegna, quel dolore era degno: Tu puoi perdonarmi.

Ebbi un moto di bont?, di piet?, ma non cedetti. Io non la guardavo negli occhi. Il mio sguardo andava involontariamente al grembo, come per scoprire i segni della cosa tremenda; e facevo sforzi enormi per non contorcermi negli accessi di spasimo, per non darmi ad atti insensati.

Certi giorni differivo dora in ora lesecuzione del mio proposito; e il pensiero di questa casa, di ci? che sarebbe accaduto dopo in questa casa, mi toglieva il coraggio. E cos? svan? anche la speranza di poterti nascondere la verit?, di poterti salvare; perch? fin dai primi giorni la mamma indovin? il mio stato. Ti ricordi tu di quel giorno che l? alla finestra, per lodore delle violacciocche, ebbi un disturbo? Fin da allora, la mamma se ne accorse. Imagina i miei terrori! Io pensavo: Se mi uccido, Tullio avr? la rivelazione dalla madre. Chi sa fin dove giungeranno le conseguenze del male che ho fatto!. E mi divoravo lanima, giorno e notte, per trovare il modo di salvarti. Quando tu domenica mi domandasti: Vuoi che andiamo marted? a Villalilla? io acconsentii senza riflettere, mi abbandonai al destino, mi affidai alla forza del caso, alla ventura. Ero certa che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno. Questa certezza mi esaltava, mi dava una specie di demenza. Ah, Tullio, ripensa alle tue parole di ieri e dimmi se comprendi ora il mio martirio Lo comprendi?

Ella si chin?, si protese verso di me, come per spingermi dentro lanima la sua domanda angosciosa; e, tenendo le dita intrecciate, si torceva le mani.

Non mavevi mai parlato cos?; non avevi mai avuta quella voce. Quando l?, al sedile, tu mi domandasti: ? troppo tardi, forse? io ti guardai e il tuo viso mi fece paura. Potevo risponderti: S?, ? troppo tardi? Potevo spezzarti il cuore a un tratto? Che sarebbe accaduto di noi? E allora volli concedermi lultima ebrezza, diventai folle, non vidi pi? che la morte e la mia passione.

Ella era divenuta stranamente rauca. Io la guardavo; e mi pareva di non riconoscerla, tanto era trasfigurata. Una convulsione contraeva tutte le linee del suo viso; il labbro inferiore le tremava forte; gli occhi le ardevano dun ardore febrile.





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