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S?, s? ella ripeteva ad ogni tratto, abbandonatamente, favorendo la mia illusione ultima, aumentando quella specie di ebriet? torpida che mi veniva dalla mia stessa voce e dal credere chella ne fosse cullata come da una cantilena voluttuosa.

Hai udito? le chiesi, sollevandomi un poco per ascoltar meglio.

Che? Arriva Federico?

No. Ascolta.

Ambedue ascoltammo, guardando verso il giardino.

Il giardino sera confuso in una massa violacea, rotta anc?ra dal luccichio cupo della vasca. Una zona di luce persisteva ai confini del cielo, una larga zona tricolore: sanguigna in basso, poi arancia, poi verde del verde dun vegetale morente. Nel silenzio crepuscolare una voce liquida e forte rison?, simile al preludio di un flauto.

Cantava lusignuolo.

? sul salice mi susurr? Giuliana.

Ambedue ascoltammo, guardando verso lestrema zona che impallidiva sotto la cenere impalpabile della sera. La mia anima era sospesa, quasi che da quel linguaggio aspettasse una qualche alta rivelazione damore. Che prov? in quei minuti dascolto, al mio fianco, la povera creatura? A quale sommit? di dolore giunse la povera anima?

Lusignuolo cantava. Da prima fu come uno scoppio di giubilo melodioso, un getto di trilli facili che caddero nellaria con un suono di perle rimbalzanti su per i vetri di unarmonica. Successe una pausa. Un gorgheggio si lev?, agilissimo, prolungato straordinariamente come per una prova di forza, per un impeto di baldanza, per una sfida a un rivale sconosciuto. Una seconda pausa. Un tema di tre note, con un sentimento interrogativo, pass? per una catena di variazioni leggere, ripetendo la piccola domanda cinque o sei volte, modulato come su un tenue flauto di canne, su una fistula pastorale. Una terza pausa. Il canto divenne elegiaco, si svolse in un tono minore, si addolc? come un sospiro, si affievol? come un gemito, espresse la tristezza di un amante solitario, un desio accorato, unattesa vana; gitt? un richiamo finale, improvviso, acuto come un grido di angoscia; si spense. Unaltra pausa, pi? grave. Si ud? allora un accento nuovo, che non pareva escire dalla stessa gola, tanto era umile, timido, flebile, tanto somigliava al pigolio degli uccelli appena nati, al cinguettio duna passeretta; poi, con una volubilit? mirabile, quellaccento ingenuo si mut? in una progressione di note sempre pi? rapide che brillarono in volate di trilli, vibrarono in gorgheggi nitidi, si piegarono in passaggi arditissimi, sminuirono, crebbero, attinsero le altezze soprane. Il cantore sinebriava del suo canto. Con pause cos? brevi che le note quasi non finivano di spegnersi, effondeva la sua ebriet? in una melodia sempre varia, appassionata e dolce, sommessa e squillante, leggera e grave, e interrotta ora da gemiti fiochi, da implorazioni lamentevoli, ora da improvvisi impeti lirici, da invocazioni supreme. Pareva che anche il giardino ascoltasse, che il cielo sinchinasse su lalbero melanconico dalla cui cima un poeta, invisibile, versava tali flutti di poesia.

La selva dei fiori aveva un respiro profondo ma tacito. Qualche bagliore giallo sindugiava nella zona occidentale; e quellultimo sguardo del giorno era triste, quasi lugubre. Ma una stella spunt?, tutta viva e trepida come una goccia di rugiada luminosa.

Domani! io mormorai quasi inconscio, rispondendo a una sollecitazione interiore quella parola che conteneva per me tante promesse.

Poich? per ascoltare ci eravamo sollevati alquanto ed eravamo rimasti qualche minuto in quellattitudine assorti, io sentii allimprovviso abbandonarsi contro la spalla il capo di Giuliana pesantemente come una cosa inanimata.

Giuliana! gridai, sbigottito. Giuliana!

E, pel moto che io feci, quel capo si arrovesci? indietro pesantemente come una cosa inanimata.

Giuliana!

Ella non udiva. Scorgendo il pallore cadaverico di quel volto che rischiaravano gli ultimi barlumi gialligni avversi al balcone, io fui percosso dallidea terribile. Fuori di me, lasciando ricadere su la spalliera Giuliana inerte, non cessando di chiamarla per nome, mi misi ad aprirle labito sul petto con le dita convulse, ansioso di sentirle il cuore

E la voce gaia di mio fratello chiam?:

Colombi, dove siete?

X.

Ella aveva ricuperata in breve la conoscenza. Appena in grado di reggersi, aveva voluto s?bito montare in carrozza per tornare alla Badiola.

Ora, coperta dei nostri plaids, stava rannicchiata nel suo posto, silenziosa. Io e mio fratello di tratto in tratto ci guardavamo inquieti. Il cocchiere sferzava i cavalli. E il trotto serrato risonava forte su la strada che le siepi qua e l? fiorite limitavano, in una sera daprile mitissima, sotto un cielo puro.

Di tratto in tratto io e Federico domandavamo:

Come ti senti, Giuliana?

Ella rispondeva:

Eh, cos? un po meglio

Hai freddo?

S? un poco.

Rispondeva con uno sforzo manifesto. Pareva quasi che le nostre domande la irritassero; tanto che, insistendo Federico a muovere qualche discorso, ella disse alfine:

Scusa, Federico Mi d? fastidio parlare.

Essendo spiegato il mantice, ella stava nellombra, nascosta, immobile sotto le coperte. Pi? duna volta io mi chinai verso di lei per scorgerle il viso, o credendo chella si fosse assopita o temendo chella fosse ricaduta nel deliquio. Tutte le volte ebbi la stessa sensazione inaspettata di sgomento, accorgendomi chella teneva nellombra gli occhi sbarrati e fissi.

Segu? un lungo intervallo di silenzio. Anche io e Federico ammutolimmo. Il trotto dei cavalli non mi pareva a bastanza rapido. Avrei voluto ordinare al cocchiere di spingerli al galoppo.

Sferza, Giovanni!

Erano quasi le dieci quando giungemmo alla Badiola.

Mia madre ci aspettava, in pena per lindugio. Quando vide Giuliana in quello stato, disse:

Me limaginavo io, che lo strapazzo ti avrebbe fatto male

Giuliana volle rassicurarla.

Non ? nulla, mamma Vedrai che domattina star? bene. Un po di stanchezza

Ma guardandola alla luce, mia madre esclam? spaventata:

Dio mio! Dio mio! Tu hai un viso che fa paura Tu non ti reggi in piedi Edith, Cristina, presto, correte su a scaldare il letto. Vieni, Tullio, che la portiamo su

Ma no, ma no, insisteva Giuliana, opponendosi non ti spaventare, mamma, che non ? nulla

Io vado a Tussi con la carrozza a prendere il medico propose Federico. Tra mezzora son qui.

No, Federico, no! grid? Giuliana; quasi con violenza, come esasperata. Non voglio. Il medico non pu? farmi nulla. So io quel che debbo prendere. Ho tutto, su. Andiamo, mamma. Dio mio! Come vallarmate s?bito! Andiamo, andiamo

Ed ella parve aver riacquistata la forza a un tratto. Diede alcuni passi, franca. Su per le scale, io e mia madre la sorreggemmo. Nella stanza, ella fu assalita da un vomito convulso che le dur? alcuni minuti. Le donne incominciavano a spogliarla.

Va, Tullio, va ella mi preg?. Tornerai dopo a vedermi. Resta qui la mamma, intanto. Non ti prender pena

Uscii. Rimasi in una di quelle stanze attigue, seduto su un divano, ad aspettare. Ascoltavo il passo delle donne di casa affaccendate; mi rodevo dimpazienza. Quando potr? rientrare? Quando potr? rimanere solo con lei? La veglier?; star? tutta la notte al suo capezzale. Forse fra qualche ora ella si calmer?, si sentir? bene. Accarezzandole i capelli, forse riescir? ad addormentarla. Chi sa! Dopo un poco, tra la veglia ed il sonno, mi dir?: Vieni. Avevo una strana fede nella virt? delle mie carezze. Speravo anc?ra che quella notte potesse avere una dolce fine. E come sempre, tra le angosce che mi dava il pensiero delle sofferenze di Giuliana, limagine sensuale si determinava diventando una visione lucida e durevole. Pallida come la sua camicia, al chiaror della lampada che arde dietro le cortine dellalcova, ella si sveglia dopo il primo sonno breve, mi guarda con gli occhi semiaperti, languida, mormorando: Vieni a dormire anche tu..

Entr? Federico.

Ebbene? disse affettuosamente. Pare che non sia nulla. Ho parlato con Miss Edith or ora, per le scale. Non vuoi scendere a mangiar qualche cosa? Gi?, hanno preparato

No, non ho appetito, ora. Forse pi? tardi Aspetto che mi chiamino dentro

Intanto io vado, se non c? bisogno di me.

Va pure, Federico. Scender? poi. Grazie.

Lo seguii con lo sguardo, mentre sallontanava. E anc?ra una volta mi venne dal buon fratello un sentimento di confidenza; anc?ra una volta mi sallarg? il cuore.

Passarono tre minuti circa. Lorologio a pendolo, chera su la parete di contro a me, li misur? col suo ticchettio. Le sfere segnavano le dieci e tre quarti. Mentre io mi levavo impaziente per andare verso la stanza di Giuliana, entr? mia madre commossa dicendo sottovoce:

S? calmata. Ora ha bisogno di riposo. Povera figliuola!

Posso andare? le domandai.

S?, va; ma lasciala riposare.

Come io mi mossi, ella mi richiam?.

Tullio!

Che vuoi, mamma?

Ella pareva esitante.

Dimmi Dal tempo delloperazione, hai pi? parlato col dottore?

Ah, s?, qualche volta Perch??

Tha rassicurato sul pericolo

Ella esitava.

sul pericolo che potrebbe correre Giuliana, in un altro parto?

Io non avevo parlato col dottore; non sapevo che rispondere. Confuso, ripetei:

Perch??

Ella esitava anc?ra.

Non ti sei accorto che Giuliana ? incinta?

Percosso come da un colpo di maglio nel mezzo del petto, da prima non afferrai la verit?.

Incinta! balbettai.

Mia madre mi prese le mani.

Ebbene, Tullio?

Non sapevo

Ma tu mi fai paura. Il dottore dunque

Gi?, il dottore

Vieni, Tullio, siediti.

E mi fece sedere sul divano. Mi guardava sbigottita, aspettando che io parlassi. Per qualche attimo, bench? io lavessi l? davanti agli occhi, non la vidi pi?. Una luce violentissima si fece nel mio spirito, a un tratto; e mi si present? il dramma.

Chi mi diede la forza di resistere? Chi mi conserv? la ragione? Forse nelleccesso medesimo del dolore e dellorrore io trovai il sentimento eroico che mi salv?.

Appena riacquistai la sensibilit? fisica, la percezione delle cose esteriori, e vidi mia madre che mi guardava da presso con ansia, compresi che prima di tutto bisognava assicurare mia madre.

Le dissi:

Non sapevo Giuliana non mha detto nulla. Non mi sono accorto di nulla ? una sorpresa Il dottore, s?, mi parl? di qualche pericolo Perci? la notizia mi fa questimpressione Sai, Giuliana ora ? cos? debole Ma veramente il dottore non accenn? a nulla di troppo grave; perch?, essendo riescita loperazione Vedremo. Lo chiameremo qui; lo consulteremo

S?, s?; ? necessario.

Ma tu, mamma, sei sicura della cosa? Te lha confessata Giuliana, forse? Oppure

Io me ne sono accorta, sai, dai soliti segni. ? impossibile ingannarsi. Fino a due o tre giorni fa, Giuliana negava o almeno diceva di non esserne certa Sapendoti cos? apprensivo, mha pregata di non parlartene per ora. Ma io ho voluto avvisarti Giuliana, tu la conosci, ? cos? trascurata per la sua salute! Vedi: qui, invece di migliorare, mi sembra che vada ogni giorno peggiorando; mentre prima bastava una settimana di campagna per farla rifiorire. Ti ricordi?

S?, ? vero.

Le precauzioni, in questi casi, non sono mai troppe. Bisogna che tu ne scriva subito al dottor Vebesti.

S?, s?bito.

E, poich? sentivo che non avrei potuto dominarmi pi? oltre, mi alzai soggiungendo:

Vado da Giuliana.

Va; ma stasera lasciala riposare, lasciala tranquilla. Io scendo e poi torno su.

Grazie, mamma.

E le sfiorai la fronte con le labbra.

Figlio benedetto! ella mormor?, allontanandosi.

Su la soglia della porta opposta mi fermai e mi volsi; e vidi sparire quella dolce figura anc?ra diritta, cos? nobile nella veste nera.

Ebbi una sensazione indescrivibile, simile forse a quella che avrei avuta dal crollo fulmineo di tutta la casa. Tutto croll?, ruin?, dentro di me, intorno a me, irresistibilmente.

XI.

Chi non ha udito qualche volta proferire da uomini sventurati una frase di questo genere? In unora ho vissuto dieci anni. Una tal cosa ? inconcepibile. Bene, io la comprendo. Nei pochi minuti di quel dialogo quasi pacato tra me e mia madre, io non vissi pi? di dieci anni? Laccelerazione della vita umana interiore ? il pi? meraviglioso e il pi? spaventoso fenomeno delluniverso.

Ora, che doveva io fare? Impeti folli mi venivano, di fuggire lontano nella notte, o di correre alle mie stanze per chiudermi, per rimaner solo a considerare la mia ruina, a conoscerla tutta quanta. Ma seppi resistere. La superiorit? della mia natura si mostr? in quella notte. Seppi svincolare dallatroce torsione qualcuna delle mie facolt? pi? virili. E pensai: ? necessario che nessuno dei miei atti apparisca singolare, inesplicabile, a mia madre, a mio fratello, a qualunque persona di questa casa.

Innanzi alluscio della stanza di Giuliana marrestai, impotente a frenare il tremore fisico che mi scoteva. Udendo giungere pel corridoio suono di passi, entrai risoluto.

Miss Edith usciva dallalcova su la punta dei piedi. Mi accenn? di non far rumore. Mi disse sottovoce:

Sta per addormentarsi.

Se ne and?, socchiudendo luscio dietro di s?, pianamente. La lampada ardeva sospesa nel mezzo della volta, con un chiarore placido eguale. Su una sedia era posato il mantello amaranto; su unaltra sedia, il busto di raso nero, il busto che Giuliana sera tolto a Villalilla nella mia breve assenza; su unaltra sedia, labito grigio, quel medesimo chella aveva portato con tanta finezza tra i fiori di lilla eleganti. La vista di quelle cose mi diede un tale spasimo che di nuovo ebbi limpeto di fuggire. Mi volsi allalcova, discostai le cortine; vidi il letto, vidi sul guanciale la macchia cupa dei capelli, non la faccia: vidi il rilievo del corpo rattratto sotto le coperte. Mi si present? allo spirito la verit? brutale in tutta la sua pi? ignobile brutalit?. Ella ? stata posseduta da un altro, ha ricevuta lescrezione di un altro, porta nel ventre il seme di un altro. E una serie dimagini fisiche odiose mi si svolse davanti agli occhi dellanima, che io non potevo serrare. E non furono soltanto le imagini di ci? che era accaduto, ma anche quelle di ci? che doveva necessariamente accadere. Bisogn? anche chio vedessi, con una precisione inesorabile, Giuliana nel futuro (il mio Sogno, la mia Idealit?!) difformata da un ventre enorme, gravida dun feto adulterino

Chi avrebbe potuto imaginare un castigo pi? feroce? E tutto era vero, tutto era certo!

Quando il dolore eccede le forze, istintivamente luomo cerca nel dubbio unattenuazione momentanea della sofferenza insofferibile; pensa: Forse io minganno; forse la mia sciagura non ? quale mi appare; forse tutto questo dolore ? irragionevole. E, per protrarre la tregua, intende lo spirito perplesso ad acquistare una nozione pi? esatta della realt?. Ma a me il dubbio non si present? neppure per un attimo; io non ebbi neppure un attimo dincertezza. M? impossibile esplicare il fenomeno che si svolse nella mia conscienza divenuta straordinariamente lucida. Pareva che per un segreto spontaneo processo, compiutosi in una sfera interiore oscura, tutti gli inavvertiti indizii relativi alla cosa tremenda si fossero coordinati tra loro formando una nozione logica, completa, coerente, definitiva, irrefragabile; la quale ora mi si manifestasse dun tratto assorgendo nella mia conscienza con la rapidit? di un oggetto che, non pi? trattenuto al fondo da legami ignoti, venga su la linea dellacqua a galleggiare e vi rimanga insommergibile. Tutti gli indizii, tutte le prove erano l?, in ordine. Io non dovevo compiere alcuno sforzo per ricercarli, per sceglierli, per riunirli. Fatti insignificanti, lontani, silluminavano nella nuova luce; lembi di vita recente si ricolorivano. E lavversione insolita di Giuliana per i fiori, per gli odori, i suoi turbamenti singolari, le sue nausee mal dissimulate, i suoi pallori subitanei, quella specie di nube continua tra ciglio e ciglio, quella stanchezza immensa di certe sue attitudini; e le pagine segnate con lunghia nel libro russo, il rimprovero del vecchio al conte Besoukhow, la domanda estrema della piccola principessa Lisa, e quel gesto con cui ella mi aveva tolto di mano il libro; e poi le scene di Villalilla, le lacrime, i singhiozzi, le frasi ambigue, i sorrisi sibillini, i quasi lugubri ardori, le volubilit? quasi folli, le evocazioni della morte, tutti gli indizii si aggruppavano intorno alle parole di mia madre incise nel centro della mia anima.

Mia madre aveva detto: ? impossibile ingannarsi. Fino a due o tre giorni fa, Giuliana negava o almeno diceva di non esserne certa Sapendoti cos? apprensivo, mha pregata di non parlartene. La verit? non poteva essere pi? chiara. Tutto, dunque, ormai era certo!

Entrai nellalcova; mappressai al letto. Dietro di me le cortine ricaddero; la luce divenne pi? fievole. Lansiet? mi tolse il respiro, tutto il sangue mi si ferm? nelle arterie, quando io giunsi al capezzale e mi chinai per guardare pi? da vicino la testa di Giuliana, quasi celata dal lenzuolo. Io non so che sarebbe avvenuto sella avesse alzato la faccia ed avesse parlato, in quel momento.

Dormiva ella? Soltanto la fronte, fino ai sopraccigli, era scoperta.

Rimasi l? qualche minuto, in piedi, aspettando. Ma dormiva ella? Non si moveva, giacendo sul fianco. La bocca nascosta dal lenzuolo non dava segno di respirazione al mio udito. Soltanto la fronte, fino ai sopraccigli, era scoperta.

Come mi sarei contenuto sella si fosse accorta della mia presenza? Non era quella lora delle interrogazioni, lora del colloquio. Sella avesse sospettato che tutto mera noto, a quali estremit? si sarebbe spinta in quella notte? Avrei io dunque dovuto simulare uningenua tenerezza, avrei dovuto mostrarmi perfettamente ignaro, persistere nella espressione del sentimento che maveva dettato le dolci parole, quattro ore innanzi, a Villalilla. Stasera, stasera, nel tuo letto Vedrai come sapr? tenerti. Ti addormenter?. Mi dormirai tutta la notte sul cuore

Girando lo sguardo intorno smarrito, scorsi sul tappeto gli scarpini lucidi e sottili, su la spalliera duna sedia le lunghe calze di seta cinerina, le giarrettiere damoerro, un altro oggetto di segreta eleganza, tutte cose di cui i miei occhi damante serano gi? dilettati nelle intimit? recenti. E la gelosia dei sensi mi morse con tanta furia che fu un prodigio se io mi trattenni dal gittarmi su Giuliana per risvegliarla e per gridarle le parole folli e crude che mi suggeriva la collera subitanea.

Mi ritrassi vacillando, uscii dallalcova. Pensai con un cieco sgomento: Come finiremo?.

Mi disponevo ad andarmene. Scender?. Dir? a mia madre che Giuliana dorme, che ha un sonno molto calmo; le dir? che anchio ho bisogno di riposo. Mi ritirer? nella mia stanza. Domattina poi Ma rimanevo l? perplesso, incapace di varcare la soglia, assalito da mille paure. Mi volsi anc?ra verso lalcova, con un moto repentino, come se avessi sentito uno sguardo sopra di me. Mi parve che le cortine ondeggiassero; ma fu un abbaglio. Eppure qualche cosa come unonda magnetica a traverso le cortine veniva a penetrarmi; qualche cosa a cui non resistevo. Entrai nellalcova una seconda volta, rabbrividendo.

Giuliana giaceva nella medesima attitudine. Dormiva? Soltanto la fronte, fino ai sopraccigli, era scoperta. Mi sedetti, presso al capezzale; ed aspettai. Guardavo quella fronte pallida come il lenzuolo, tenue e pura come una particola, sororale, che tante volte le mie labbra avevano baciata religiosamente, che tante volte avevano baciata le labbra di mia madre.

Non vappariva segno di contaminazione; alla vista era sempre la stessa, l? nulla al mondo poteva ormai cancellare la macchia che vedevano su quel pallore gli occhi della mia anima!

Alcune parole, proferite da me nellultima ebrezza, mi tornarono alla memoria. Io ti veglier?, ti legger? sul viso i sogni che sognerai. Ripensai: Ella ripeteva ad ogni tratto: S?, s?. Domandai a me medesimo: Di che vita ella vive, entro di s?? Quali sono i suoi propositi? Che ha ella risoluto?. E guardavo la sua fronte, l? non pi? considerai il mio dolore; ma mi piegai tutto a raffigurare il suo dolore, a comprendere il suo dolore.

Certo, doveva essere una disperazione inumana, la sua; senza tregua, senza limite. Il mio castigo era anche il suo castigo, ed era per lei forse un castigo anche pi? terribile. Laggi?, a Villalilla, pel viale, sul sedile, nella casa, ella aveva certo sentita la verit? nelle mie parole, aveva certo letta la verit? nella mia faccia. Ella aveva creduto al mio amore immenso.

Tu eri nella mia casa mentre io ti cercavo lontano. Ah, dimmi tu: questa rivelazione non vale tutte le tue lacrime? Non vorresti averne versate anche pi?, anche pi?, per una tale prova?

S?, anche pi?!

Cos? aveva ella risposto, cos? tutta la sua anima aveva risposto, con un soffio che veramente mera parso divino. S?, anche pi?!

Ella avrebbe voluto aver versato altre lacrime, avrebbe voluto aver sofferto un altro martirio per quella rivelazione! E, vedendo ai suoi piedi appassionato come non mai luomo da anni perduto e pianto, vedendo aprirsi dinnanzi a s? un gran paradiso ignoto, ella sera sentita impura, aveva avuta la sensazione materiale della sua impurit?, aveva dovuto sopportare la mia testa sul grembo fecondato dal seme di un altro uomo.. Ah, come mai, veramente le sue lacrime non mi avevano piagata la faccia? Come mai avevo potuto io beverle senza avvelenarmi?





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